di Daniela Passeri

Fonte: il Manifesto - edizione del 10.09.2020

A Bolzano inizia un processo per diffamazione contro un attivista e uno scrittore «colpevoli» di aver denunciato l’abuso di pesticidi in val di Malles

Si può criticare l’uso di pesticidi? Si può dire e scrivere che possono essere tossici, come afferma la scienza? Si possono promuovere campagne contro il loro uso, seppure ammesso dalla normativa? E si possono (ancora) organizzare referendum per dire basta ai pesticidi, come hanno fatto nel 2014 a Malles, in provincia di Bolzano?

DAI CAMPI DI MELICOLTURA intensiva dell’Alto Adige il dibattito approda al tribunale di Bolzano dove il 15 settembre inizia il processo per diffamazione dell’agricoltura altoatesina nei confronti di Karl Bär, referente per la politica agricola dell’Umweltinstitut, un’associazione ambientalista di Monaco di Baviera. A portarlo in tribunale è stato Arnold Schuler, assessore all’Agricoltura e fino a qualche settimana fa anche vicepresidente della provincia di Bolzano (si è dovuto dimettere perché era tra i furbetti del bonus 600€), insieme con 1.367 agricoltori.

A SCHULER NON E’ ANDATA giù né la campagna web Pestizidtirol, condotta dall’Umweltinstitut né un manifesto apparso nella metropolitana di Monaco che denunciava l’uso massiccio dei pesticidi nei frutteti dell’Alto Adige, utilizzando lo stile e il logo della campagna di marketing turistico altoatesino. «Il problema non sono le critiche costruttive, ben vengano – ribatte l’assessore Schuler – noi abbiamo sporto querela perché sono state fatte dichiarazioni come omicidio volontario e altre che per noi sono inaccettabili».
Di diffamazione Schuler e gli agricoltori hanno accusato anche lo scrittore e regista Alexander Schiebel, autore di Das Wunder von Mals (Il miracolo di Malles), un libro e un documentario che raccontano la mobilitazione per il referendum, insieme a Jacob Radloff, amministratore delegato della sua casa editrice Oekom. Per quest’ultimo la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma Schuler ha presentato appello.

A DIFENDERE L’ATTIVISTA E LO SCRITTORE, a cui Slow Food ha espresso solidarietà, sarà l’avvocato Nicola Canestrini che, in una conferenza stampa, è passato al contrattacco parlando di queste azioni penali come di «veleni per la democrazia». L’auspicio della difesa, sostenuta con Francesca Castellaro, è che le udienze si trasformino in un processo all’uso massiccio dei pesticidi e in un ampio dibattito sui rischi per la salute. In tribunale porterà 90 testimoni e 30 esperti da tutto il mondo.

Sono i numeri della coltivazione intensiva dei frutteti altoatesini a destare allarme: per quanto gli agricoltori applichino le linee guida per la frutticoltura integrata, le quantità di pesticidi acquistati sono maggiori rispetto alla media italiana. «Però – puntualizza l’assessore Schuler – non si possono confondere i fitofarmaci acquistati dalle aziende con quelli effettivamente usati nei campi. Sono agricoltore anche io. Inoltre, tra i pesticidi figurano anche quelli ammessi dai disciplinari del biologico che in Alto Adige è sempre più diffuso». Nell’elenco, fa notare Karl Bär, figura anche il clorpirifos-metile – contro la cimice asiatica – che la Commissione europea ha messo al bando nel gennaio 2020 (effettivo dal 16 aprile) perché ne è stata dimostrata la nocività per lo sviluppo cerebrale dei bambini.

«APPARE EVIDENTE CHE IN ALTO ADIGE, oltre ad un problema ambientale legato all‘uso di pesticidi in agricoltura, ci sia un problema di democrazia – sostiene Bär -. Le denunce e le azioni legali contro l‘Umweltinstitut e le tante persone coinvolte in questa vicenda sono prive di fondamento e hanno un solo obiettivo: silenziare il dibattito pubblico sull‘uso dei pesticidi».
A favore della libertà di espressione si è già espressa, seppure indirettamente, la Procura di Monaco di Baviera, alla quale i colleghi di Bolzano avevano chiesto collaborazione per raccogliere elementi di prova. Da Monaco l’aiuto è stato negato in virtù dell’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, che tutela il diritto alla libertà di espressione, di informazione e di opinione.

TUTTA LA VICENDA E’ INIZIATA NEL 2013 quando un gruppo di cittadini ha creato il Comitato per Malles libera dai pesticidi, il cui portavoce è un farmacista, Johannes Fragner-Unterpertiger. Nel comitato è nata l’idea di indire un referendum per chiedere di modificare il regolamento comunale in modo da vietare l’uso di pesticidi ed erbicidi chimico-sintetici. Raccolte le firme, si è votato nel 2014 e il 75,68% dei votanti si è espresso contro i pesticidi, un risultato non così scontato in un territorio che vive della coltura intensiva delle mele. Da allora il referendum di Malles è considerato una pietra miliare nelle battaglie per un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e della salute, oltre che un esercizio di democrazia diretta.

GLI AGRICOLTORI ALTOATESINI non l’hanno presa bene: non solo hanno impugnato davanti al Tar il regolamento anti-pesticidi che è stato abrogato nel 2019, ma hanno trascinato in tribunale sia il portavoce del comitato con accuse non ben chiare, secondo i suoi legali, sia il sindaco di Malles, Ulrich Veith, per danno erariale per non aver impedito il referendum, con una richiesta di risarcimento di 25 mila euro. Per ora solo il sindaco Veith è stato assolto dalla Corte dei Conti, mentre il portavoce-farmacista ha vinto due gradi di giudizio, ma nove agricoltori hanno fatto ricorso in Cassazione, di cui si attende la sentenza definitiva.

SIAMO IN PRESENZA, SECONDO LA DIFESA, di «ceffoni giudiziari», o, per dirla in gergo, cause SLAPP (Strategic Litigation against Public Participation, Cause strategiche contro la partecipazione pubblica), l’acronimo che in inglese richiama il verbo slapp, prendere a ceffoni. Una strategia sempre più diffusa per zittire le voci critiche, dai giornalisti agli attivisti ai movimenti. Secondo una ricerca dell’Università di Amsterdam e Greenpeace, il numero maggiore di casi giudiziari slapp si registra proprio in Italia: del resto, la lentezza dei tempi della giustizia, le carenze di organico dei tribunali e le disfunzioni organizzative rendono la vita facile a chi vuole intimidire il dissenso.