"Com’è possibile che il discorso pubblico sia egemonizzato dai «buoni» – scienziati, ambientalisti, imprenditori verdi – e tutto proceda indisturbato verso l’Apocalisse? ", si chiede Daniel Tanuro, agronomo belga, teorico dell’ecosocialismo.
"La colpa è dei buoni stessi, incapaci di affiancare alla pur lodevole iniziativa ambientalista una serrata critica politica che investa tutta la società e non solo il suo impatto sull’ambiente", è ciò che afferma nell'ultimo suo libro: È troppo tardi per essere pessimisti. Come fermare la catastrofe ecologica imminente (Alegre edizioni, 2020, pag. 240 - traduzione di Riccardo Antoniucci - Prefazione di Michael Löwy).


"Da cinquant’anni ormai gli scienziati del clima ripetono che il cambiamento climatico rischia di stravolgere la faccia della Terra, e che per evitare il disastro si deve smettere di bruciare petrolio, carbone e gas naturale. La diagnosi è unanime, ed è scritta nero su bianco nelle sintesi ufficiali dei rapporti dell’Ipcc. I rappresentanti e i rappresentati dei vari stati del mondo li hanno ratificati, eppure chi comanda non sta facendo niente. Perché? Perché tutte e tutti sottostanno agli assurdi dettami dell’accumulazione capitalistica, soprattutto quando si tratta delle multinazionali dei combustibili fossili, che hanno come obiettivo il profitto, non certo la transizione alle energie rinnovabili per il bene dell’umanità."

Descrizione

Lo sviluppo della conoscenza umana permette grandi possibilità di previsione, ma le élite politiche ed economiche restano sorde e cieche di fronte alle evidenze sulle minacce ecologiche. È successo ai virologi che preconizzavano la comparsa di altri virus dopo la Sars, succede da anni a chi denuncia che il cambiamento climatico rischia di produrre la più grande minaccia alla vita nella storia dell’umanità, di cui il Covid-19 è solo un avvertimento. Il motivo è la subordinazione della politica alla legge del profitto, assunta come naturale e ineludibile anche da alcune analisi scientifiche che finiscono per dare indicazioni insufficienti seppur ugualmente disattese.

Daniel Tanuro, in modo semplice e ampiamente documentato, mostra perché restano pochi anni per adottare le misure necessarie per fermare la catastrofe ecologica. E lo fa passando al setaccio i fallimenti delle conferenze internazionali sul clima, smontando le tesi dei neomalthusiani ossessionati dalla demografia, di coloro che prefigurano l’inevitabilità del «collasso» e degli apprendisti stregoni che pensano di risolvere il problema con la geoingegneria. Si scaglia infine contro i sostenitori del «capitalismo verde» che credono che la transizione ecologica, se guidata dalla «mano invisibile del mercato», possa diventare un grande business.

La tesi dell’autore è che il capitalismo sia incompatibile con l’ecologia e che serva un cambiamento di sistema, smettendo di «produrre per produrre» e di «consumare per consumare», guardando ai bisogni sociali degli esseri umani. Per questo non bastano tasse, incentivi, «sforamenti temporanei» delle emissioni e «compensazioni» dell’inquinamento prodotto. Serve una pianificazione ecologica per produrre di meno, trasportare di meno, lavorare di meno e condividere di più. Un progetto ecosocialista che miri a un cambiamento di paradigma, rompendo con la logica ecocida e perversa dell’accumulazione capitalistica e con i retaggi produttivisti della stessa storia della sinistra.


Due commenti

È troppo tardi per essere pessimisti è un invito a creare i presupposti per il raggiungimento di una coscienza di classe ambientale che, per troppi anni, è stata volutamente annacquata dalla pressione delle multinazionali e dall’attività dei negazionisti a libro paga delle stesse: un tentativo di risalire la china “da sinistra” per invertire la rotta. Una prospettiva che riserva alla pianificazione ambientale un ruolo di primo piano: tornare a riporre fiducia nella progettazione è il primo passo da compiere per invertire la rotta, e ridurre la produzione complessiva è la conditio sine qua non per il successo di un piano ecologico.
Giuseppe Luca Scaffidi  "eHabitat" 08.06.2020

La strada indicata da Tanuro per uscire dalla crisi si allontana dall’ambientalismo mainstream e vira verso un’ecologia «marxista». Ma non è una ricetta pronta. Si tratta piuttosto di un «cantiere incompiuto fitto di tensioni e contraddizioni», a cui Tanuro aggiunge diversi mattoni nel capitolo finale del libro delineando la sua personale proposta ecosocialista.
Andrea Capocci  “il manifesto” 23.06.2020