di John Bellamy Foster

pubblicato su: Monthly Review online  il 24.06.2020

Quanto segue è stato pubblicato come parte della tavola rotonda in risposta alla domanda: "Qual è la lezione principale che i movimenti ambientali dovrebbero portare avanti, dalla Pandemia di Coronavirus?"


 Nel suo classico lavoro ecologico, The Part Played by Labour in the Transition from Ape to Man (La parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia), Friedrich Engels (1876) osservò che “in natura nulla avviene in isolamento. Tutto influisce ed è influenzato da ogni altra cosa, ed è principalmente perché si dimentica questo movimento e questa molteplice interazione, che ai nostri scienziati naturali è impedito di ottenere una visione chiara delle cose più semplici."

Sebbene Barry Commoner, che è stato un attento studioso dell'opera di Engels, designasse come "prima legge dell'ecologia", che "tutto è collegato a tutto il resto", le implicazioni di tutto ciò sono state raramente colte dall'ambientalismo contemporaneo. Questo è dovuto a un'enfasi esagerata sull'ambiente esterno separato dall'influenza umana, in contrapposizione a quello che Karl Marx, concentrandosi sul metabolismo tra natura e società, chiamava il metabolismo universale della natura. Per questo, lo studio del mutamento ambientale è stato spesso scollegato dall'eziologia della malattia, vista come appartenente a una sfera umana disconnessa. Il COVID-19 ci ha oggi insegnato la gravità di questo errore.

La comparsa improvvisa di nuove pericolose zoonosi come la SARS, il MERS e l'H1N1 ha portato nell'ultimo decennio alla nascita dell'approccio One Health, all'eziologia della malattia, riunendo: zoologia, microbiologia, epidemiologia, ecologia, medicina veterinaria e salute pubblica, volte a sviluppare un più sistematico approccio alle epidemie.

Sebbene superiore ai precedenti approcci riduzionisti e rapidamente adottato dalla Banca Mondiale, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie negli Stati Uniti, la base ideologica dominante di One Health ha fatto sì che si allontanasse da un approccio olistico un aspetto molto cruciale: la considerazione del capitalismo, tra cui il controllo dell'agroalimentare e della filiera globale delle merci .

Nasceva così dall'interno dell'epidemiologia un approccio più sviluppato, Structural One Health, influenzato dalla tradizione storica materialista, che teneva conto del modo in cui il capitalismo è diventato il principale vettore di trasmissione delle malattie, una prospettiva legata alla teoria della frattura metabolica di Marx. Come Marx indicava nel XIX secolo, le "epidemie periodiche" erano tanto una manifestazione dell'alterazione del metabolismo della società umana e della natura, quanto lo erano le alterazioni del ciclo naturale dei nutrienti del suolo.

Comprendere come la distruzione degli ecosistemi, la sparizione di aree tampone tra quelle urbanizzate e quelle "selvagge", la creazione di vaste monocolture per allevamenti intensivi e la globalizzazione della produzione attraverso la filiera globale delle merci, siano tutte correlate alla trasmissione di virus tra le specie è, nella prospettiva di Structural One Health, fondamentale per cogliere l'intera dimensione della crisi metabolica generale che colpisce l'umanità.

Al di là di tutto ciò, c'è la questione della distruzione dei sistemi di sanità pubblica sotto il neoliberismo e di come questo sia collegato al capitalismo razziale, che ha creato tassi di morbilità e mortalità più elevati tra le persone di colore e i poveri in generale. Non è una mera coincidenza, in queste circostanze, che l'intersezione di COVID-19 con il capitalismo razziale e la depressione economica abbia prodotto una tempesta perfetta di proteste, che si manifesta attualmente negli Stati Uniti con le rivolte per il linciaggio di George Floyd da parte della polizia.
Allo stesso tempo, le emissioni di carbonio continuano ad aumentare, e l'intero pianeta è minacciato dal capitale fossile intrinseco al sistema di accumulazione del capitale nel suo complesso.

Se "Tutto influisce ed è influenzato da ogni altra cosa", dobbiamo rispondere ai pericoli per l'esistenza umana nel XXI secolo cambiando il sistema, creando una forma diversa di riproduzione metabolica sociale. Non c'è altro modo.


John Bellamy Foster, professore di sociologia all'Università dell'Oregon, è editore di Monthly Review, una rivista socialista indipendente pubblicata mensilmente a New York City. La sua ricerca è dedicata alle indagini critiche sulla teoria e la storia, concentrandosi principalmente sulle contraddizioni economiche, politiche ed ecologiche del capitalismo, ma anche nel più vasto regno della teoria sociale nel suo insieme. Ha pubblicato numerosi articoli e libri incentrati sull'economia politica del capitalismo e sulla crisi economica, l'ecologia e la crisi ecologica e la teoria marxista.




Traduzione a cura della Redazione di Piano-Terra