Un articolo di Mario Pappagallo pubblicato il 24.03.2020 su Cronache di Scienza

 
Un’intera generazione decimata dal coronavirus.

   Morta Lucia Bosé, positiva al coronavirus. Aveva 89 anni. Prima di lei, nei giorni scorsi, altri illustri 80enni e 90enni non hanno superato l’infezione virale. La strage di una generazione che dava all’Italia un primato di longevità conquistato in parte a corretti, antichi, stili di vita. Come ha sottolineato il Capo dello Stato Sergio Mattarella rispondendo a una lettera di solidarietà all’Italia del Presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier: “Qui viene decimata la generazione più anziana, composta da persone che costituiscono per i più giovani punto di riferimento non soltanto negli affetti ma anche nella vita quotidiana”. Ovvio che non è solo l’età anagrafica ad entrare in gioco.

A Milano, in provincia, la strage ha avuto anche risvolti da denuncia, con i 50 morti per coronavirus, da febbraio ad oggi, in una sola casa di riposo: la residenza privata socio-assistenziale di Mombretto di Mediglia. Scattata l’ispezione dell’Ats (la ex Asl) di Milano. E anche negli Stati Uniti, uno dei focolai iniziali nello Stato di Washington si è acceso in una struttura per anziani nella contea di King. I primi sei morti americani erano tutti lì. Jeff Duchin, funzionario sanitario del dipartimento di Sanità pubblica dello Stato, spiega che tutti nella casa di riposo, compreso il personale medico-sanitario, sono stati testati e in 26 sono risultati positivi.

 
Anziani, spesso non autosufficienti o affetti da patologie pregresse. E quelli autosufficienti non di rado che vivono da soli in città. Basta guardarsi attorno nelle uscite contingentate di questi giorni per rendersi conto che la maggior parte di chi è in fila al supermercato o in farmacia è un anziano, per il quale è consigliata la clausura. Invece è in giro. Come mai?

Perché spesso vivono soli, non si fidano molto della spesa a casa (le truffe agli anziani sono state per molto tempo notizie quotidiane della cronaca), vogliono vedere ciò che acquistano, non hanno familiarità con le carte di credito e hanno figli grandi o parenti che vivono da soli, casomai confinati in altre Regioni.

 Sì, ma molti di loro sono anche in residenze sanitarie assistenziali (RSA) dove dovrebbero essere protetti. O no?

Certo, si trovano in residenze sanitarie assistenziali (RSA) e hanno bisogno di cure mediche e assistenza sanitaria. Ma le difficoltà di questi giorni sembra abbiano ridotto il personale di assistenza, non sempre peraltro attrezzato con i dispositivi di sicurezza personali. La situazione rischia di diventare critica e gli anziani di non avere le cure adeguate. È quanto, per esempio, denuncia Fabio Margilio, direttore di ASSo.AP (Associazione Strutture Socio Assistenziali Pugliesi).

 Peraltro, c’è un “male” che rende ancor più pericoloso il virus: la malnutrizione. Gli anziani soffrono di malnutrizione. A partire dagli ospedali.

In media il 45% pazienti dei ricoverati è malnutrito con una perdita variabile di massa muscolare che aumenta il livello di debolezza e fragilità. La malnutrizione determina un ritardo nei tempi di guarigione. “Occorrerebbe un precoce e adeguato approccio nutrizionale, prescritto da uno specialista esperto che agisca al letto del paziente e al fianco dei team dedicati all’emergenza”, dice Maurizio Muscaritoli, Nutrizione Clinica dell’università La Sapienza di Roma.

 Anziani e malnutriti, così il coronavirus ha facili bersagli?

La popolazione anziana è più coinvolta e più gravemente colpita dalla pandemia perché ha minore reattività fisica agli eventi di stress esterno, e spesso proprio perché malnutrita. La maggior parte degli anziani, infatti, ha una alimentazione incompleta o insufficiente e ha perdita di massa grassa e di muscolo. Questo aumenta fortemente il rischio di ammalarsi di patologie infettive. A causa di una meno efficiente risposta immunitaria. Gli anziani, i soggetti più fragili e quelli con malattie croniche preesistenti sono più suscettibili non tanto all’infezione, ma alle conseguenze negative che provocano l’aggravamento delle loro condizioni e non di rado la morte.

 Ma quando vengono ricoverati in ospedale non dovrebbe migliorare la loro condizione fisica?

“È stato osservato da diversi studi – sottolinea Muscaritoli – che anche pochi giorni di ricovero, con la conseguente immobilità a letto, determinano una perdita di muscolo e uno stato di malnutrizione con perdita di peso del 10% già nei primi giorni e in maniera lineare all’aumentare della permanenza in ospedale. Ricoveri che nel caso del Covid-19 non si limitano a pochi giorni ma prevedono settimane”.

 È vero che la perdita di massa muscolare incide sulla funzione respiratoria? Aspetto non da poco per un virus che va a minare i polmoni.

Sembra di sì. Alcune ricerche hanno dimostrato che combattere la sarcopenia, ossia la perdita di massa muscolare, ha come beneficio il miglioramento della funzione respiratoria, una migliore risposta ai trattamenti e una dimissione più rapida. Nel caso del Covid-19 potrebbe significare una permanenza più breve nei reparti di terapia intensiva.

In realtà tutto il mondo si sta organizzando per tutelare al meglio la generazione anziana. A parte il coronavirus, urgono interventi globali?

“Never too late”, “Mai troppo tardi”, è il titolo di un rapporto ma anche di un summit avvenuto a Londra, non sul Covid-19 ma sull’invecchiamento e sulla prevenzione dei problemi di salute nella popolazione anziana. Un grave pericolo per le economie dei Paesi di tutto il mondo per i costi che graveranno sulla sanità e sul Welfare. È emerso che il mancato investimento nella prevenzione potrebbe costare ai governi oltre 875 miliardi di euro all’anno.

C’è polemica sulla classificazione delle morti, se per coronavirus o se in pazienti anche positivi. Però è sempre bene ricordare che il virus, di per sé, non è una malattia, e che lo si può avere in corpo senza conseguenze. Comunque, senza entrare nella polemica, chi sono i più esposti al rischio di contrarre in forme molto gravi Covid-19? Quale identikit deriva dai dati sulle morti?

La fotografia è dell’Istituto superiore di Sanità. L’età media dei pazienti deceduti è 81 anni. La maggior parte dei decessi — 42.2% — si è avuta nella fascia di età tra 80 e 89 anni; il 32.4% dei decessi erano tra i 70 e i 79 anni; l’8.4% erano tra i 60 e i 69; il 2.8% tra i 50 e i 59 e il 14.1% sopra i 90 anni. Le donne decedute dopo aver contratto il virus hanno un’età più alta degli uomini. L’età mediana per le donne è 83.4, l’età mediana per gli uomini è 79.9. Ma c’è da dire che i pazienti morti dopo esser risultati positivi al coronavirus sono in maggioranza uomini.

 È vero che nella stragrande maggioranza dei casi letali c’erano in corso patologie preesistenti?

In più di due terzi dei casi i morti con il coronavirus avevano tre o più patologie preesistenti: il numero medio di patologie osservate è di 3.4. Con maggior precisione: il 15.5% del campione non presentava patologie, o ne aveva una soltanto; il 18.3% ne presentava 2; il 67.2% presentava 3 o più patologie. L’ipertensione era presente nel 74,6% del campione, seguita dalla cardiopatia ischemica (70,4%) e dal diabete mellito (33,8%).

 Quanto influisce la povertà aumentata recentemente in Italia?

A guardare la tipologia dei nuovi poveri, molto. Pensionati anziani che pagato affitto e bollette hanno risorse per una corretta alimentazione limitate al 45% del mese. Gli ultimi giorni o si mangia poco o si mangia “cibo spazzatura”, il più economico ma non certo il più salutare. In tutti questi decreti d’emergenza, per esempio, non si è tenuto conto dei pensionati. Spesso autosufficienti ma con 700-800 euro al mese. E in balia di molte “sirene” speculative in fatto di cibi e integratori.

 E il “chiusi in casa” senza molta attività fisica?

Grave, incide su perdita di massa grassa e di massa muscolare. Questo, tenuto conto di una nutrizione non ottimale, favorisce l’indebolimento del sistema immunitario e l’aumento della fragilità. Il consiglio è procurarsi strumenti per l’attività fisica in casa. Nulla di ingombrante né di costoso. Basta anche una mini-pedaliera da poltrona o da mettere sul tavolo per le braccia. Pedalare seduti mentre si guarda un film o mentre alla scrivania si fanno le parole crociate non è complicato né faticoso.

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