Ogni stato adotta una propria politica sanitaria e la confusione regna sovrana. La strategia controcorrente dell’Inghilterra.

 di Mario Pappagallo - dal sito: Cronache di Scienza 14.03.2020

Pensare “a noi non succederà” è un errore mortale. Parola di Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il direttore dell’Oms, durante il briefing dell’agenzia per la Salute dell’Onu sull’emergenza coronavirus, ha sottolineato come quanto è successo in Cina e sta succedendo in Italia possa “succedere a chiunque”.

“Il nostro messaggio ai Paesi – ha aggiunto – continua ad essere che è necessario adottare un approccio globale. Non bastano i test da soli. Non basta tracciare i casi. Non bastano le quarantene e tenere le distanze tra le persone. Fate tutto questo”.

“L’Europa è diventata l’epicentro della pandemia Covid-19, con più casi e decessi segnalati rispetto al resto del mondo messo insieme, a parte la Cina”, ha aggiunto Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Ogni giorno vengono segnalati più casi di quanti ne siano stati segnalati dalla Cina al culmine dell’epidemia”. “Cinquemila e 500 persone hanno perso la vita” a causa della pandemia di Covid-19, ha aggiunto. “Più di 133 mila casi di Covid-19 sono stati ora segnalati all’Oms, provenienti da 123 Paesi e territori”.

Dobbiamo preparaci per ogni scenario possibile – ha sottolineato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico del programma per le emergenze dell’Oms – e la traiettoria dei contagi dipenderà dalle azioni che intraprenderanno i Paesi. In Asia hanno avuto un approccio aggressivo e hanno svoltato. Ma c’è sempre la possibilità che i casi tornino a salire e quindi bisogna mantenere alta la guardia. Speriamo che sempre più Paesi adottino misure cosi”.

Intanto sconfitta per i consiglieri medici di Donald Trump. Il coronavirus ha già colpito oltre 2.000 americani e ne ha uccisi 42, numeri destinati ad aumentare. Altro che minimizzare. Per affrontare questo periodo la Casa Bianca ha stanziato 50 miliardi di dollari. Nessuno stop della macchina produttiva, ma maggiori fondi a Stati e ospedali per cercare di porre fine a questa epidemia. Donald Trump ha ceduto e dichiarato l’emergenza nazionale “Dichiaro emergenza nazionale, due parole molto importanti“. Con questa frase il presidente americano ha iniziato il suo discorso alla nazione. “Chiederemo agli ospedali di preparare piani di emergenza. Assicureremo massima flessibilità nella lotta del virus“.

Per la prima volta negli Stati Uniti (in realtà era previsto dall’Obamacare) i test saranno gratis per tutti e dalla prossima settimana saranno disponibili 500mila tamponi. Un primo passo per affrontare l’emergenza sanitaria, a lungo minimizzata. L’ultima volta il 10 marzo. Come detto in precedenza, non ci sarà nessuno stop della produzione o dei lavori ma l’obiettivo della Casa Bianca è quella di rinforzare il sistema sanitario di ogni Stato. La situazione fino a questo momento negli Usa sembra essere sotto controllo, ma i numeri sono destinati ad aumentare come sostengono gli scenziati a cui finora era stato vietato parlare alla stampa. È stato emesso il blocco di entrata da tutti i Paesi dell’Ue, esclusa la Gran Bretagna. Altro errore perché la Gran Bretagna è salita dagli ufficiali pochi casi a oltre 500.

Ma in Gran Bretagna c’è chi paventa un tremendo scenario per liberarsi del virus. Sir Patrick Vallance, esponente di governo di Boris Johnson in Inghilterra e medico, ritiene che “il 60% dei britannici dovrà ammalarsi di Coronavirus per potere sviluppare l’immunità di gregge”. La teoria avanzata da Vallance però rappresenta per alcuni un rischio enorme. Un qualcosa che comporterebbe la morte di migliaia di persone in Gran Bretagna e di cui non si dovrebbe parlare alla leggera. In particolar modo se a farlo in questi toni è un esponente di governo. Tradotto in numeri, il 60% dei britannici equivale a 40 milioni di persone sui 67 milioni attuali. Anche calcolando un tasso di mortalità da Coronavirus minimo, attorno all’1% (in alcuni casi arriva anche al 3%), si parlerebbe di ben 400 mila vittime. Ed anche sull’Isola si rischierebbe una crisi sanitaria come quella che sta investendo l’Italia, con gli ospedali in sovraccarico. I numeri nel Regno Unito relativamente al Coronavirus parlano di 30 mila tamponi effettuati, con 590 casi e 10 morti.

Ma ci sono elementi che lasciano pensare ad un numero di infetti che oscilla tra i 5 mila e i 10 mila. Il premier Boris Johnson, sulla falsariga di quanto fatto da Emmanuel Macron in Francia, ha parlato ieri di “grave crisi sanitaria che ucciderà molti nostri cari”. A chiunque mostri sintomi noti della malattia, il premier inglese ha imposto l’autoisolamento per una settimana in casa (ma dovrebbero essere 14). Ma intanto scuole ed altri luoghi di aggregazione restano aperti. Insomma, senza misure si ipotizza un’esplosione della diffusione in terra Brexit.

Per contrastare il Coronavirus ospedale da realizzare nel giro di pochi giorni. Succede in Russia, che imita in questo la Cina. A Mosca ci si prepara così.

Intanto in Cina sono stati riaperti i 42 store Apple. La Cina riparte dopo l’emergenza coronavirus. Nelle ultime ore sono stati riaperti i 42 store Apple mettendo la parola fine alla prolungata chiusura per le misure rigide decise dal Governo contro il Covid-19. La notizia è stata confermata sia da Bloomberg sia da Reuters con i due portali che hanno precisato come alcuni negozi sono aperti al pubblico anche se con orari ridotti.

La riapertura degli store Apple è solo un primo passo per cercare di ritrovare quella normalità che è mancata in questi mesi. La chiusura dei negozi era avvenuta in contemporanea alle misure restrittive da parte di Pechino. Negli ultimi giorni, però, i contagi si sono azzerati e per questo la nazione ha deciso di ripartire.

L’azienda californiana, ora, è pronta a chiudere tutti gli Apple Store italiani per adeguarsi alle misure del Governo. Ma presto potrebbe decidere di abbassare le serrande anche in altri Paesi europei.
In Italia, è morto ieri tra gli altri Luca Targetti, ex responsabile cast della Scala e poi agente di importanti artisti, lavoro con il quale aveva iniziato la sua carriera nel mondo dell’opera. Aveva 62 anni e da poco era stato ricoverato in ospedale, positivo al Covid-19. Contagiato dal Coronavirus il direttore Malattie Infettive Policlinico di Napoli.

Continuano a salire i casi e i morti nel nostro Paese: 15 mila i casi confermati, 1.440 i guariti, 1.280 i morti.

Il quadro nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità ci dice che l’età media dei pazienti deceduti e positivi al coronavirus è di 79,4 anni. La letalità – che è il numero dei morti sul totale malati – del Covid-19 in Italia è del 5,8 per cento. Le donne morte sono 289 e rappresentano il 28,5 per cento. Ad oggi sono due i pazienti deceduti Covid-19 positivi sotto i 40 anni. Due trentanovenni, come aveva già spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, nel corso della conferenza stampa alla Protezione civile sull’andamento dell’emergenza coronavirus. «Si tratta di una persona di 39 anni – si legge nel report – di sesso maschile, con pre-esistenti patologie psichiatriche, diabete e obesità, deceduta presso il proprio domicilio e di una persona di 39 anni, di sesso femminile, con pre-esistente patologie neoplastica deceduta in ospedale».

Il 75% dei decessi – 762 in tutto – sono avvenuti in Lombardia. Segue l’Emilia Romagna con 146, che rappresentano il 14,4% del totale e dal Veneto con 48, che rappresentano il 4,7 per cento. Diciotto in Piemonte (1,8 per cento).

Le donne decedute dopo aver contratto infezione da Covid-19 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 84.2 – uomini 80.3) e la letalità aumenta in maniera marcata dopo i 70 anni. Negli uomini la letalità risulta più alta, il 7,2%, mentre nelle donne è del 4,1%. «La differenza nel numero di casi segnalato per sesso – continuano gli esperti – aumenta progressivamente in favore di soggetti di sesso maschile fino alla fascia di età 70-79. Nella fascia di età maggiore di 90 anni il numero di casi di sesso femminile supera quello dei casi di sesso maschile probabilmente per la struttura demografica della popolazione».

Su Epicentro vengono segnalate anche le patologie, spesso plurime, osservate fra i pazienti deceduti per coronavirus. La più diffusa è l’ipertensione arteriosa, che colpisce il 76,5% dei deceduti, seguita dalla cardiopatia ischemica (37,3%), dalla fibrillazione atriale (26,5%) e dal cancro attivo negli ultimi 5 anni (19,4 per cento).

I sintomi più comuni osservati nei pazienti deceduti sono stati dispnea (respirazione alterata per ritmo o frequenza), febbre e tosse. La complicanza maggiormente osservata (98,8%) è stata l’insufficienza respiratoria.