Pubblichiamo la parte iniziale della recensione di Timm Graßmann, al libro di Kohei Saito: Natur gegen Kapital. Marx’ Ökologie in seiner unvollendeten Kritik des Kapitalismus [La natura contro il capitale. L'ecologia di Marx nella sua incompleta critica del capitalismo], pubblicato in Germania nel 2016 e tuttora inedito in Italia.
Secondo Graßmann, Saito non si limita a compilare le numerose osservazioni che Marx sparse in tutta la sua opera sul degrado dell'ambiente, ma rappresenta in dettaglio, con grande novità, la connessione interna fra l'ecologia e la critica dell'economia di Marx.

L'articolo completo è stato pubblicato sul sito: francosenia.blogspot.com il 31.07.2018

Ci sono delle figure che si suppongono legate a Marx, a loro dire, e vengono a metterci in guardia sull'ecologia come «il nuovo oppio delle masse» [*1], o che hanno affermato che «la natura non esiste» [*2] oppure che ci hanno spiegato che «la sostenibilità, in quanto tale, non è un tema di sinistra» [*3]. In questa sua attuale dissertazione, Kohei Saito fa pulizia di queste eccentricità, mostrando che alle volte vale la pena dare un'altra occhiata all'opera incompiuta di Karl Marx. Ed inoltre è anche in grado di dimostrare come il «matrimonio infelice» fra marxismo ed ecologia non possa essere sancito a partire dall'opera dello stesso Marx. Non solo Marx non era un modernista ingenuo, che possa essere considerato come il il portavoce di un produttivismo senza riserve che glorificava l'era industriale, ma «il vero bersaglio della critica dell'economia di Marx non può essere compreso correttamente [...] se si trascura l'aspetto dell'ecologia» (p.14). Saito è riuscito a realizzare il suo ambizioso progetto: rappresentare così in dettaglio il pensiero ecologico di Marx, sulla base della sua critica dell'economia, è una novità. [*4]

Nella prima parte del libro (capitoli da 1 a 3), Saito traccia lo sviluppo dell'ecologia in Marx, a partire dai suoi primi lavori fino a Il Capitale. Dopo aver evidenziato, nel primo capitolo, l'importanza che ha la relazione uomo-natura nella teoria dell'alienazione di Marx, più filosofica-antropologica ("umanismo = naturalismo"), nel secondo capitolo sviluppa l'idea secondo la quale il concetto scientifico-naturale del metabolismo sia stato una categoria centrale per Marx. Ponendosi contro l'interpretazione influente di Alfred Schmidt (pp.87-96), utilizza il "metabolismo" di Marx, non come se fosse un concetto "speculativo", ma nella sua dimensione filosofica e di scienza sociale: Marx intende la "natura", non come se fosse un'entità ontologica, separata, "indissolubile" e "non determinabile", ma la comprende nella sua interrelazione storicamente mutevole con la società [*5], di modo che il ritorno ad una "natura in quanto tale", presunta come non toccata dall'essere umano, è del tutto illusorio. Ma da questo proviene anche l'esigenza di esplorare e comprendere come la natura concreta (il suolo, le piante, l'aria) potrebbe finire per essere alterata e distrutta, oppure preservata ed elevata ad un livello superiore dall'influenza sociale. Schmidt, però, associò senza alcuna ragione Marx ai materialisti della filosofia naturale ed ai meccanicisti, come Jacob Moleschott e Ludwig Feuerbach, minimizzando quello che è stato il suo comprovato studio intensivo delle scienze della natura, come a proposito di Justus von Liebig.

Saito non si limita a compilare le numerose osservazioni di Marx, sparse per tutta la sua opera, sul degrado dell'ambiente, ma, nel terzo capitolo, stabilisce una connessione interna fra l'ecologia e la critica dell'economia di Marx. A tal proposito, si basa sull'interpretazione "giapponese" di Marx, quella di Samezō Kuruma [*6] e di Teinosuke Ōtani, purtroppo poco nota fra noi, per i quali sono centrali alcuni concetti come "lavoro privato", "soggettivazione del valore in quanto capitale" e "cosificazione della persona", e vi aggiunge una dimensione ecologica. Così, il dominio oggettivato del capitale dovrà mediare in maniera lacunosa il metabolismo fra esseri umani e natura, rivelandosi così incapace di prestare attenzione al lato materiale, sebbene questo contribuisca alla produzione. Una società di produttori privati - producendo per sé in maniera cieca ed indipendentemente l'uno dall'altro, e i cui prodotti del lavoro, dato il loro reciproco isolamento, assumono la forma di merce, e la cui sociabilità pertanto si costruisce solamente sul mercato dove portano la merce - esige il valore come regolatore della produzione. Costretti a produrre per il mercato, il comportamento dei produttori viene determinato dai loro stessi propri prodotti, dalle cose, ed il valore ottiene un potere sociale reale, che nessuna volontà umana o dello Stato potrà mai rompere. In quanto oggettivizzazione del lavoro astratto, la forza lavoro e le risorse naturali sono per il valore semplicemente dei "costi superflui" che devono essere minimizzati (p.122).
Più tardi, dal momento che il valore smette di presentarsi soltanto come mediatore della produzione, ma è stato soggettivato come capitale, vale a dire, dal momento in cui si è passati a produrre per amore del valore e della sua massima valorizzazione quantitativa, tutti gli aspetti materiali della produzione sono diventati secondari, ed il metabolismo sociale con la natura è stato riorganizzato sotto l'unico punto di vista di spremere il massimo di lavoro astratto (p.137-138). Appare convincente l'interpretazione del primo libro del Capitale, in cui Marx ha mostrato in maniera dettagliata come il capitale, in quanto "soggetto automatico" (p.138), perturba il metabolismo ecologico (Marx parla di «estensione "crudele ed incredibile" della giornata di lavoro» [*7], che esaurisce il lavoratore fisicamente e mentalmente); e quindi, dal lato della natura, sotto forma dell'esaurimento del suolo e della della distruzione delle risorse naturali. L'esposizione di Marx culmina con le ultime parole del capitolo sulla "Grande Industria e Macchinari", che non fanno l'elogio dello sviluppo delle forze produttive  da parte della borghesia, ma sobriamente afferma: «Ogni progresso dell'agricoltura capitalista non è solo un progresso nell'arte di saccheggiare il lavoratore, ma è allo stesso tempo un progresso nell'arte di saccheggiare il suolo, poiché ciascun progresso nell'aumento della fertilità per un certo periodo, è allo stesso tempo un progresso nella rovina delle fonti permanenti di quella fertilità. [...] Per questo, la produzione capitalista sviluppa solo la tecnica e la combinazione del processo di produzione sociale, indebolendo allo stesso tempo le fonti di ogni ricchezza: la terra ed il lavoratore» [*8]. Contro ogni sogno di un "capitalismo verde", dicono Saito e Marx, non si dà nessuna riabilitazione del metabolismo fra l'essere umano e la natura, finché persiste il dominio reificato del capitale, e la produzione della ricchezza materiale è solo un effetto collaterale della vera finalità della produzione.

Oltre ad incorporare la comprensione, espressa da Marx nella sua teoria del valore, della distruzione capitalistica della natura, il secondo grande nuovo contributo di Saito è quello di ricostruire - nella seconda parte (capitoli 4-6) - estesi passaggi inediti di Marx sulla chimica agricola, elaborati fra il 1865 ed il 1868. Anziché lamentarsi astrattamente del fatto che l'essere umano domina o distrugge "la natura", Marx si rivolge alle scienze naturali, al fine di comprendere, con il loro aiuto, come avvenga esattamente che le determinazioni formali economiche del modo di produzione capitalista destabilizzino il metabolismo sociale con la natura concreta. Gli studi di scienze naturali di Marx, dopo il 1867, non indicavano alcuna «fuga da "Il Capitale"», ma, al contrario, era proprio la sua critica dell'economia politica ad aver richiesto tali studi. Pertanto non si trattava di una deviazione rispetto ad "Il Capitale", bensì di un approfondimento.[*9]
Come sottolinea Saito, poco prima della pubblicazione de "Il Capitale", Marx aveva letto la settima edizione della "Agricultural Chemistry" (1862) di Justus von Liebig, della quale aveva ricevuto la quarta edizione. Liebig, che era stato il primo a credere che si potesse fermare l'esaurimento del suolo (argomento che all'epoca era considerato progressista e veniva ampiamente discusso) per mezzo dell'uso dei fertilizzanti chimici - il "laboratorio mondiale" britannico dipendeva dalle importazioni massicce di escrementi di uccelli del Perù (guano) [*10] - ora, invece, nella settima edizione, irradiava pessimismo in proposito: considerando la moderna "economia predatoria" (Liebig), la quale viola le leggi naturali della fertilità del suolo, a causa dell'espansione urbana e dello svilupparsi dell'opposizione città-campagna, il suolo si esaurirebbe inevitabilmente. Dal momento che i componenti del suolo usati nella città non ritornavano al suolo, ma finivano come rifiuti nelle fogne della metropoli, Liebig prevedeva un periodo di carestia, di guerra per le risorse e perfino la caduta della civiltà, se il problema dell'esaurimento del suolo non fosse stato posto sotto controllo.
Ben presto in tutto il mondo si sviluppa un'accalorata discussione sulle tesi di Liebig. Questa costellazione discorsiva a proposito della chimica agricola di Liebig, ricostruita da Saito, consente di riconoscere, nel suo sviluppo, quasi tutte le posizioni che ancora oggi si incontrano nella "questione ambientale". Ci ritroviamo le varie visioni del mondo borghese: l'antropologismo, nella figura di John Stuart Mill (p.180/181), che vede ora confermata da Liebig la "legge del rendimento decrescente del suolo" formulata da David Ricardo, la quale afferma la retrocessione lineare della produttività del suolo, diventata sempre meno redditizia, come legge naturale valida per tutte le società; poi, il "fantasma malthusiano", per il quale la popolazione è sempre di più e le risorse sono sempre più scarse, e che intende il "consumo" come il principio e la fine di tutti i problemi ambientali; e, infine, chi, come Wilhelm Roscher, per cui, nonostante l'esaurimento, tutto è in perfetto ordine, poiché con il declino delle rendite del suolo anche i prezzi dei prodotti agricoli aumenteranno, ragion per cui affluirà più capitale per l'agricoltura ed aumenterà la sua produttività - vale a dire, il mercato sta già regolando tutto quanto (p.187/188)
Contro l'ignoranza borghese, si ergono l'americano Henry Carey, critico dell'Inghilterra, ed il suo seguace Eugen Dühring, nazionalista tedesco ed antisemita: entrambi vedevano, riguardo al commercio dei loro paesi, la Gran Bretagna come la causa ultima di rottura dei circuiti materiali, che pretendevano di fermare per mezzo di uno "sviluppo armonioso" del "lavoro patrio" (Dühring), promosso attraverso una politica doganale protezionistica (pp.256-260). Attraverso questo affascinante panoramica delle teorie ecologiche del XIX secolo, Saito chiarisce quali erano le insidie che Marx volle evitare - egli aveva letto in maniera dettagliata tutti questi autori - e quali le posizioni che non sono di Marx.

Il fatto che Marx, nella seconda edizione de "Il Capitale" (1872), abbia riconsiderato il suo precedente apprezzamento di Liebig, e si sia espresso con più cautela a proposito dei suoi «meriti immortali» [*11], viene spiegato da Saito dicendo che Marx aveva sviluppato il suo campo di ricerca sulla teoria di Liebig, relativizzandola. Qui sarebbe stata decisiva, la teoria delle alterazioni climatiche dell'agronomo di Monaco e critico di Liebig, Carl Fraas [*12]. Marx ha parlato delle sue relazioni con Fraas [*13] solo una volta in maniera diretta e quasi euforica, ma ha lasciato un'infinità di estratti delle sue opere. Per Marx, Fraas sembra avere un duplice significato.
Sulla base della sua critica a Liebig, per cui l'analisi chimica di quelli che sono i costituenti del suolo, da sola non avrebbe potuto spiegare le condizioni di crescita delle piante, dato che l'erosione del suolo verrebbe in gran parte determinata dal clima locale, Fraas riconosce nell'alluvione (terra, sabbia e masse rocciose trasportate dall'acqua) un meccanismo di autoconservazione della natura e della sua fertilità. Fraas propone un alluvione artificiale, mediante la costruzione di dighe e la regolazione dell'acqua dei fiumi, che servirebbe a non fare esaurire violentemente le forze della natura, ma a regolare quest'ultima. Attraverso questa delicata organizzazione del metabolismo sociale con la natura, Fraas mostra che questa non è necessariamente distruttiva, ma può essere configurata in maniera sostenibile (pp.276/277).
In secondo luogo, Fraas è «darwinista prima di Darwin» [*14]. Questo è un complimento, dal momento che all'inizio Marx era rimasto entusiasta di Darwin, per aver provato che nella natura esisteva una storia ed una dinamica storica. Tuttavia, mentre la natura in Darwin (sebbene egli proietti su di essa la lotta hobbesiana di tutti contro tutti) è altrettanto stabile del "gold standard" e nel suo sviluppo tende all'adattamento e all'equilibrio armonioso (nonostante la concorrenza), come avviene nei modelli economici per l'economia di mercato, in Fraas c'è una consapevolezza della crisi, che dimostra che nel corso dei secoli la mutazione climatica può essere prodotta dall'attività umana, anche se non intenzionalmente. Il suo studio su "Il clima e la flora nel corso del tempo" (1847) rivela che l'area mediterranea, dalla Persia fino al sud dell'Italia, è stata rovinata dalle civiltà antiche, dal momento che la sua deforestazione generalizzata ha distrutto il clima locale e, quindi, il suolo e la fornitura d'acqua - cosa che ha lasciato dietro di sé il deserto ed ha costretto le piante locali a migrare verso nord (p.277ss.). Secondo Fraas, questo avrebbe potuto ripetersi in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo; allo stesso modo di Liebig, egli avverte a proposito del rischio del decadimento della civiltà dovuto all'esaurimento del suolo.
Il fatto che Marx attribuisca a Fraas una «tendenza socialista inconscia» viene interpretato da Saito nel senso che successivamente Marx definisce la riabilitazione del metabolismo sociale con la natura come un compito centrale del comunismo: "inconscio", perché «egli [Fraas], in quanto borghese, è chiaro che non ci arriva» [*15] a comprendere la necessità di questa riabilitazione. Marx conferma così Fraas, nel senso che nelle società premoderne non esisteva alcuna unità non contraddittoria dell'essere umano con la natura, ma questa perturbazione si trasforma e si rafforza nel capitalismo, una volta che questo riorganizza radicalmente il metabolismo dal punto di vista della valorizzazione. La perturbazione del metabolismo non è una costante antropologica, ma, senza un programma agrario comunista - già descritto da Marx come se fosse «l'Alfa e l'Omega della rivoluzione ventura» - «il padre Malthus finisce per avere ragione» [*16].

Le principali linee argomentative, presentate con chiarezza, rendono l'opera di Saito uno dei libri su Marx più importanti degli ultimi anni, costituendo in tal modo una nuova opera di riferimento sul tema dell'ecologia in Marx, e certamente uno dei migliori libri sulla massa dei brani che hanno visto la luce grazie alla MEGA [Marx-Engels-Gesamtausgabe], e che potrebbero aprire una nuova prospettiva sugli scritti tardivi di Marx riguardo la geologia e la chimica, ancora del tutto inesplorati. Vale anche la pena di evidenziare le conoscenze di Saito: egli esamina le sottolineature a margine nelle copie personali della biblioteca di Marx (p.284-286), segue la traccia delle alterazioni del testo nelle diverse edizioni de "Il Capitale" (p.252), dimostra che ci sono errori di decifrazione nella MEW [Marx-Engels-Werke] (p.264), scopre, nelle analisi storiche del concetto, che Marx ha incontrato per la prima volta il termine "metabolismo" nel libro "Microcosmos" (1851) del suo collega di Colonia, Roland Daniels (p.79), e che trae da Liebig la metafora, ricca di conseguenze, di «composizione organica» del suolo. Tali scoperte non sono per lui fini a sé stesse, ma si trovano coerentemente inserite nella sua tesi secondo la quale l'ecologia non è un aspetto secondario della critica di Marx all'economia.

- Timm Graßmann - Maggio 2018 - Pubblicato su Exit!

 

NOTE:

[*1] - Intervista con Alain Badiou, Paris, Dezembro de 2007. In: Alain Badiou – Live Theory. Editado por O. Feltham. Londres 2008.
[*2] - Slavoj Žižek: Studenten haben meistens keine Ahnung [La maggioranza degli studenti non ne ha alcuna idea]
[*3] - Chantal Mouffe: Democracy in need of emotion and confrontation.  
[*4] - Già Moishe Postone aveva identificato una "tensione" fondamentale fra le considerazioni ecologiche e gli imperativi della valorizzazione del valore. Vedi Moishe Postone, in Tempo, lavoro e dominio sociale.
[*5] - Qui ci si può riferire all'esempio vivo del "ciliegio", il quale «come quasi tutti gli alberi da frutto è stato trapiantato nelle nostre zone grazie al commercio solo pochi secoli fa, com'é noto» e che «pertanto, solo a causa di quest'azione da parte di una determinata società in una determinata epoca gli è stata data la "certezza sensibile" di Feuerbach» (Marx, Engels, "L'ideologia tedesca). Va ricordato anche il fascino subito da Marx circa la trasformazione del paesaggio, come per la campagna di Roma. (ivi, p.21)
[*6] - Kuruma-Archiv: https://www.marxists.org/archive/kuruma/index.htm Così anche: Samezo Kuruma "Marx’s Theory of the Genesis of Money: How, Why and Through What is a Commodity Money". Denver 2008.
[*7] - Karl Marx: Il Capitale. Critica dell'economia politica. Libro 1
[*8] - Ivi p.477
[*9] - A fronte della scoperta dell'ecologia in Marx, ci sono alcuni che buttano via il bambino insieme all'acqua sporca. Come se in Marx non ci fosse mai stata una critica della formula trinitaria - vale a dire, dell'idea feticistica secondo cui la terra, il capitale ed il lavoro sarebbero i tre fattori, di uguale valore, della produzione - recentemente Carl-Erich Vollgraf ha affermato che il Marx tardivo aveva riconosciuto «il ruolo del suolo, oltre a quello del lavoro umano, come un fattore indipendente di creazione di valore», mettendo così in discussione la «validità illimitata della sua teoria del valore-lavoro» (Carl-Erich Vollgraf: Marx über die sukzessive Untergrabung des Stoffwechsels der Gesellschaft bei entfalteter kapitalistischer Massenproduktion [ "Marx sul progressivo indebolimento del metabolismo della società nella produzione capitalista di massa sviluppata], in Beiträge zur Marx-Engels-Forschung. Neue Folge 2014/15. Hamburg 2016. p. 106-132). Come prova, Vollgraf fornisce, fra l'altro, la formulazione svolta da Marx contro il feticcio del lavoro della socialdemocrazia tedesca nella "Critica del programma di Gotha": «Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza. Anche la natura è ugualmente fonte di valori d'uso (sono essi che costituiscono la ricchezza materiale!) [...]». Tuttavia, Marx qui è del tutto coerente con la sua distinzione fra valore, in quanto forma di ricchezza capitalista (creata dal lavoro astratto), e ricchezza oggettiva, concreta o materiale (creata dal lavoro concreto o dalla natura, sotto forma di, ad esempio, aria, acqua, o suolo, materie prime). "Il Capitale" rifiuta di concepire il plus-prodotto sociale in maniera diversa dalla forma valore, e rifiuta di concepire la natura in maniera differente dal dono di regali senza costo e di includerla nel suo calcolo del valore. Se Vollgraf avesse ragione, allora per Marx sarebbe vero quello che questi aveva annotato una volta a proposito di una frase di John Ramsay MacCulloch, "Nel suo status naturale, il materiale è sempre privo di valore": «Si vede come perfino un MacCulloch si ponga al di sopra del feticismo del "pensatore" tedesco che dichiara "il materiale", insieme ad un'altra mezza dozzina di scherzi, come se fosse un elemento del valore» (Karl Marx: Per la critica dell'economia politica, Primo libro).
[*10] - Si veda anche  Kurt Jacob: Landwirtschaft und Ökologie im „Kapital“ [Agricoltura ed Ecologia ne "Il Capitale"). In PROKLA Jg 27, 1997. H. 3. pp. 433-450.
[*11] - Marx: Il Capitale. Libro I.
[*12] - Su questo si veda anche: Kohei Saito: Marx’ Fraas-Exzerpt und der neue Horizont des Stoffwechsels [Gli estratti di Fraas in Marx ed il nuovo orizzonte del metabolismo]. n: Marx-Engels-Jahrbuch 2014. p. 117-140.
[*13] - Lettera di Marx ad Engels del 25 marzo 1868.
[*14] - Ivi
[*15] - Lettera di Marx ad Engels del 25 marzo 1868.
[*16] - Lettera di Marx ad Engels del 14 agosto 1851.

                                                                                         fonte: EXIT!

"La cultura [... ] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(Antonio Gramsci da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916)

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