I lavoratori sono visti come elementi destinati a sparire per rendere efficace la catena di produzione.
Per questo studiano la cosiddetta intelligenza artificiale.


Un articolo di Vandana Shiva

 Era il 1987 quando ho iniziato a difendere e a lottare per i semi dell’India e per la biodiversità. All’epoca la mia prima fonte di ispirazione fu il charkha (filatoio portatile, ndt) di Gandhi. Quando gli inglesi lo rinchiusero nella prigione di Yeravda a Pune, dal 1932 al 1933, il leader nazionalista fece il suo filo di cotone con un charkha, una pratica che si è poi evoluta da fonte di conforto personale a simbolo di resistenza durante la campagna per l’indipendenza, quando Gandhi incoraggiava gli indiani a non comprare tessuto inglese ma a produrre il proprio con il filatoio. Così, un secolo fa, il charkha divenne uno strumento per la libertà dall’impero britannico, che era un impero del cotone. Oggi lottiamo per la libertà da quello che io chiamo bioimperialismo, il monopolio di semi nelle mani di giganti agronomici e farmaceutici come Bayer Monsanto.

I semi sono il simbolo della nostra libertà dai combustibili fossili, che hanno cambiato la traiettoria dell’evoluzione umana, deviandola pericolosamente verso l’estinzione. Non possiamo costruire sostenibilità bruciando 600 milioni di anni di lavoro della natura in pochi decenni. Il fatto che ci ritroveremo a corto di combustibile fossile è ovviamente una questione importante, ma molto di più lo è il suo impatto a livello sociale ed ecologico. In tutto il mondo ormai si parla di sostenibilità, eppure un’economia basata sui combustibili fossili non lo è affatto. Perché ha costi umani ed energetici molto alti, perché oltre a distruggere le risorse del pianeta crea un’immagine distorta del concetto di efficienza, cambia la nostra percezione di tecnologia. Invece di considerare tecnologico quello strumento che migliora il benessere umano e del pianeta, viene considerato solo il profitto. Gli esseri umani sono stati trasformati in mezzi, semplici input nel processo di produzione. Non elementi creativi e stabili che guidano la produzione, ma componenti di un processo economico. Agricoltori, e lavoratori in genere, sono visti come elementi datati, “destinati” a scomparire per rendere efficace l’intera catena di produzione del denaro.

Si sta studiando e usando quella che, in modo fuorviante, viene chiamata intelligenza artificiale, si impiegano fondi per sviluppare la robotica e avere un apprendimento che sia il più possibile automatico. Tutto questo è umiliante per l’uomo, negli imperi basati sulle tecnologie digitali le persone diventano inutili, usa e getta, non hanno valore e sono intercambiabili. Le competenze che possono avere non servono più, tanto le hanno le macchine.

Ma l’agricoltura è la cultura della terra, il seme è il primo anello della catena alimentare e contemporaneamente il mezzo di produzione. I semi indigeni sono allevati dagli agricoltori per la diversità, per la nutrizione del Paese, per il gusto, per la resilienza. Nelle regioni dove gli agricoltori hanno reclamato i semi nativi come beni comuni hanno ridotto i costi, aumentato i redditi, non hanno debiti e non sono spinti al suicidio. I semi importati dalle multinazionali sono basati su varietà di semi trasformati in “materiale genetico”, il seme è reso sterile e anche “proprietà intellettuale” che gli agricoltori sono costretti a comprare ogni stagione a costi molto elevati. Questo passaggio da sementi rinnovabili e biologiche a sementi di società chimiche non rinnovabili crea un sistema in cui gli agricoltori spendono di più e guadagnano meno. Questo processo è insano.

“Perché l’India deve diventare industriale nel senso occidentale del termine? – si chiedeva Gandhi – Ciò che è buono per una nazione situata in una condizione non è necessariamente positivo per un’altra in una condizione diversa. La meccanizzazione è buona quando le mani sono troppo poche per il lavoro che si intende realizzare. È un male dove ci sono più mani del necessario, e questo è il caso dell’India”.

da nuova ecologia del 29.05.2018