Un anniversario ricordato con la pubblicazione, da parte dell'editore Ponte alle Grazie, del MANIFESTO COMUNISTA, un testo che mantiene la sua forza alternando critica filosofica e analisi sociale del capitalismo.

 Chiuse fra il celebre esordio: «Uno spettro si aggira per l’Europa» e il potente appello finale: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!», le poche decine di pagine del Manifesto comunista, pubblicate a Londra nel febbraio del 1848, rappresentano forse il più efficace documento politico degli ultimi secoli. Dando nuova voce e forza all’antichissima aspirazione all’eguaglianza fra esseri umani, al desiderio intramontabile di cancellare la violenza e il ricatto economico, morale e sociale che sfruttatori e potenti esercitano sulle vite – oramai – di miliardi di donne e di uomini, i due fondatori del comunismo moderno guardavano soprattutto al futuro, dunque anche a noi.

Che cosa è in grado di dirci oggi l’emozionante e lucidissimo testo? L’edizione del Manifesto pubblicata recentemente da Ponte alle Grazie, oltre a fornire una nuova traduzione e un nuovo commento storico, intende rispondere a questa domanda. Attraverso saggi e contributi di alcuni fra le più note pensatrici e i più noti pensatori contemporanei, di ispirazione marxista, femminista, postcoloniale; attraverso il nuovo commento di C17, gruppo di ricercatori e militanti italiani che dedica la propria attività a pratiche e teorie della trasformazione radicale, questa pubblicazione propone il Manifesto come uno strumento di problematica ma viva attualità, fondamentale ancora oggi per comprendere ogni genere di rapporto, di conflitto, di falsa pacificazione sociale.


Una lettura corale per svelarne la sua attualità

Un’operazione editoriale e politica ambiziosa dal punto di vista del metodo. Prendere il «manifesto comunista» e commentare i capitali che lo compongono allo scopo di svelare l’attualità dei temi lì affrontati. L’esito, pubblicato da Ponte alle Grazie, è un volume (pp. 352, euro 19,80) che raccoglie i materiali che il gruppo di studio C17 (lo stesso che ha organizzatoa Roma agli inizi del 2017 un convegno internazionale sul centenario della Rivoluzione russa) ha accumulato nella sua attività di ricerca teorica-politica.
Ne emerge una sorta di commento interlineare del celebre libro di Karl Marx e Frederich Engels e, cumulativamente, una lettura del testo marxiano che si discosta dalle interpretazioni dominanti su Marx sia tra i suoi detrattori che dei suoi apologeti: il profeta sconfessato dalla Storia o, all’opposto, il testimone senza tempo e disincarnato dalla realtà di un’attitudine critica del capitalismo.
Accanto a questi materiali, il gruppo c17 ha chiamato alcuni filosofi e teorici marxiani a confrontarsi con il «manifesto comunista». Il volume presente così i saggi di Etienne Balibar (ne pubblichiamo in questa pagina alcuni stralci), Slavoj Zizek, Toni Negri, Sandro Mezzadra, Partha Chatterjee, Pierre Dardot , Christian Laval, Alisa Del Re, Silvia Federici, Verónica Gago, Michael Hardt.
Un libro, dunque ambizioso e risuscito. Un modo adeguato e controcorrente per questo anniversario che sta però affastellando nelle librerie ristampe dei materiali marxiani e saggi che restituiscono le attività di solitari «cantieri marxiani».

Etienne Balibar il Manifesto 3.5.2018

"La cultura [... ] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(Antonio Gramsci da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916)

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