Il primo attacco tedesco sull’Altopiano si registrò all’alba del 31 di Agosto in località Prese di Mezzomiglio. Un reparto nazista forte di circa 200 uomini, complice la fitta nebbia mattutina che spesso avvolge il Cansiglio e cela ogni cosa allo sguardo, si presentò d’improvviso sui pascoli delle Prese armi in pugno, seminando il panico tra i partigiani.

Per guadagnare l’Altopiano aveva utilizzato l’impervio e malagevole sentiero del Gaviol, noto solo a esperti valligiani, che dal passo del Fadalto attraverso canaloni, balze e forre si inerpica fino ai margini dei prati di Monte Prese.

I pochi partigiani dislocati lassù - una pattuglia composta dai garibaldini Francesco Tonon “Piave”, fratello del Commissario del Gruppo Brigate “Vittorio Veneto” Attilio Tonon “Bianco”; Guido Bellemo “Prete”, un veneziano iscritto all'Azione Cattolica; Pasquale Secchi “Sardo”, di Cagliari e Antonio Calore “Mimo”, un padovano residente a Pieve d'Alpago - certamente non si aspettavano un attacco da quella direzione e furono colti di sorpresa e furono falciati dalle raffiche dei tedeschi. Il primo a cadere fu “Piave”, che si trovava in testa; poi toccò a “Prete”, “Sardo” e “Mimo”.

Quando più tardi la Compagnia della “Fratelli Bandiera” giunse alla casera, trovò solamente le salme dei compagni di lotta, orrendamente sfregiate: i tedeschi avevano infierito impietosamente sui loro cadaveri.

Successivamente i tedeschi risalirono la costiera del Millifret diretti in Pizzoch, ma furono intercettati proprio in località Pian de la Pita - un pianoro assai accidentato e contrassegnato da doline, gobbe, avvallamenti, erti pendii che si intersecano caoticamente senza soluzione di continuità, un tempo privo di vegetazione in quanto adibito alla monticazione e oggi invece ricoperto da una fitta pecceta di recente impianto - da altre forze partigiane mandate a tamponare la falla nel dispositivo di difesa partigiano. or.

Qui i resistenti ingaggiarono un violento combattimento con i tedeschi, che in certi momenti si trasformò in un vero e proprio corpo a corpo, in cui i belligeranti si contesero il terreno metro per metro.

Nel corso dello scontro venne ferito lo stesso vicecomandante “Libero”, colpito di striscio al capo da una pallottola vagante.

Alla fine i garibaldini ebbero la meglio sul nemico, che abbandonò disordinatamente la posizione, lasciando sul terreno armi, munizioni, giberne e materiale vario, ritornando sui propri passi verso le Prese.

Quando il 15 Settembre i partigiani furono costretti a pianurizzare, i tedeschi per rappresaglia incendiarono e distrussero la casera, confiscando al suo proprietario Pietro De Nardi 7 mucche, 70 pecore più vestiario, coperte, marmitte e altri oggetti vari.

La Baita verrà ricostruita nell’immediato dopoguerra (1948) con il legname fornito dall’AMMINISTRAZIONE DELLE Foreste.


Tratto da: Pier Paolo Brescacin, Assalto al Cansiglio. Il grande rastrellamento tedesco di fine estate 1944 sull’Altopiano (8-10 Settembre ), Vittorio Veneto, ISREV, 2018


"La cultura [... ] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(Antonio Gramsci da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29/01/1916)

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