Ci sono infiniti mondi, dunque l’universo è senza centro, senza gerarchia. L’uomo non è il fine del creato, non essendo diverso dagli altri viventi, se non per la mano e per la sua libertà. È dunque verso l’aria che spiego sicure le mie ali. Non temo alcun ostacolo, né di cristallo, né di vetro: fendo i cieli e mi ergo verso l’infinito.

E mentre da questo globo mi elevo verso altri cieli e penetro oltre attraverso il campo etereo, lascio dietro di me ciò che altri vedono da lontano.
Giordano Bruno, De l’infinito, universo e mondi

Sono trascorsi 418 anni da quel 17 febbraio del 1600 quando il filosofo Giordano Bruno fu arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma per ordine del tribunale della Santa Inquisizione, presieduto dal pontefice.  «Eretico, pertinace, impenitente …» recitava la sentenza, con massimo spregio per chi come Bruno rivendicava il diritto umano di pensare e scegliere autonomamente.

Il 17 febbraio in Campo de’ Fiori a Roma, l’Associazione nazionale libero pensiero Giordano Bruno ricorda il filosofo che in questa piazza venne bruciato vivo il 17 febbraio del 1600 per ordine del tribunale della Santa Inquisizione, presieduto dal pontefice romano.

Ne parla la studiosa del pensiero Nolano, Maria Mantello, organizzatrice del convegno Nel nome di Giordano Bruno. Né dogmi Né padroni

 Giordano Bruno è stato uno dei più grandi filosofi, uno dei più coraggiosi e coerenti, non accettando di abiurare le proprie idee nemmeno di fronte al rogo. Qual è il nucleo forte del suo pensiero che parla ancora ai lettori di oggi?
La filosofia di Bruno si pone a livelli altissimi in quello che è il suo compito preciso: sco-prire, togliere il velo all’apparenza, capire come stanno le cose a «lume di ragione». Un furore eroico – come egli stesso lo definisce – che diviene procedura e metodo, che ha bisogno però di un’operazione preliminare: la liberazione della mente dall’abitudine di credere.

«Giordano Bruno anticristiano», come ha scritto Michele Ciliberto?
La polemica antifedeista di Bruno è centrale ed è rivolta come è logico che sia alla religione dominante, la cattolica, la “vorace lupa romana” come la definisce, che alla fine lo manderà al rogo. Ma Bruno si badi bene polemizza senza sconti con il cristianesimo tutto: l’impiagata irriformabile religione dell’ascolto e della soggezione che da Paolo di Tarso. L’autonomia dal confessionismo è un tema ancora di cogente attualità. E sulla strada della separazione tra leggi umane e leggi divine, tra Stato e Chiese, come oggi diciamo, certamente Giordano Bruno è un maestro di laicità. A lui interessa la costruzione di una società civile che leghi l’uomo all’uomo nella giustizia, che è costruzione umana attraverso leggi giuste. Ma non c’è giustizia senza uguaglianza, che non significa appiattimento, sostiene Bruno, ma pari opportunità, infatti -scrive- anche se non è «non è possibile che tutti abbiano una sorte; è possibile ch’a tutti sia ugualmente offerta»!

E il suo campo d’indagine è vastissimo
La filosofia di Bruno va dall’ontologia all’etica, dalla fisica alla cosmologia, dall’estetica alla politica, in un interconnessione straordinaria, dove il nucleo forte è proprio la liberazione dalla soggezione mentale ai confessionalismi che vorrebbero gli individui replicanti dei loro modelli precettistici che sarebbero prioritariamente iscritti in supposte idee di anime. Giordano Bruno questa catena di creazionismo la scioglie rimettendo al centro la «materia vita natura» che si auto produce (in natura niente si crea e niente si distrugge, come si dirà secoli dopo di lui). E di questa materia vita fa parte ogni essere umano storico biologico fisico che sottratto a finalismo e provvidenzialismo è il padrone della sua vita! Su questa base assume centralità la dignità umana di ciascun individuo. E in un’epoca in cui la misoginia era strutturale e le donne venivano arse vive come streghe, Bruno scrive pagine straordinarie dalla parte delle donne ribaltando gli schemi sessisti, per esempio nel De la causa principio et uno.

In Inghilterra il suo pensiero ebbe larga circolazione, tanto che si ipotizza Shakespeare ne avesse qualche conoscenza….
Bruno in Inghilterra si guadagnò la stima della stessa regina e si pensa che a corte potesse aver conosciuto anche Shakespeare, che dalla filosofia del Nolano è certamente influenzato. L’universo bruniano con un cielo infinito e la materia creatrice, è infatti più che un semplice sogno d’amore nell’ Antonio e Cleopatra del drammaturgo inglese. E ancora in un’altra sua operetta, Pene d’amore perdute, la concezione dell’autonomia dello Stato dal confessionalismo è chiara ripresa dello Spaccio della bestia trionfante di Giordano Bruno. Le opere di Bruno circolavano lui vivente in tutta Europa, nonostante fossero all’Indice. La Chiesa cattolica il 17 febbraio del 1600, mentre a Campo de’ fiori veniva arso viso il filosofo, sulla scalinata di San Pietro la stessa fine era riservata ai suoi libri. La Chiesa avrebbe voluto cancellare la memoria di Giordano Bruno.

La “fortuna” delle opere di Bruno è stata più “europea” che italiana, a causa dell’ombra lunga del Vaticano anche sulla scuola gentiliana?
Nel fermento laico del Risorgimento l’interesse sulla vicenda di Bruno si riaccese e le sue opere cominciano ad essere tradotte. Man mano che si compiva il processo dell’unità d’Italia, targhe in onore di Giordano Bruno e monumenti venivano edificati nelle diverse città italiane ad opera dei circoli bruniani che poi venivano unificati nell’Associazione Nazionale del libero Pensiero “Giordano Bruno” all’inizio del Novecento.
Attualmente Bruno è tradotto anche in cinese e giapponese, ma in Italia è ancora molto scomodo. Il suo pensiero si cerca di occultarlo, falsificarlo. l’ombra vaticana certamente pesa moltissimo, visto che circolano ancora manualetti dove addirittura Bruno viene liquidato come «filosofo panteista perito in un incendio!».

da: www.left.it

"La cultura [... ] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(Antonio Gramsci da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916)

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