"Ilva a denti stretti" - Un documentario da vedere

E' visibile su YouTube: Ilva a denti stretti, il film-documentario del regista e giornalista Stefano Maria Bianchi sulla tragedia ambientale di Taranto, andato in onda su Rai2 il 7 novembre 2019. Un film a più voci, su una città e i suoi abitanti, realizzato con il rigore del doc di inchiesta e la forza drammatica della “presa diretta” che entra senza filtri nelle vite dei protagonisti. A tenere insieme il racconto, la storia di Chiara, 4 anni, del quartiere Paolo VI, uno dei due quartieri popolari più vicini al siderurgico: è la paziente numero zero del reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Da lei partiranno le statistiche future dell’oncologia infantile a Taranto.

Dura un’ora, ma bastano i primi 4 minuti per capire che siamo di fronte a qualcosa che farà male, che colpirà sotto la cintura del linguaggio accomodato e concordato dell’informazione mainstream.



L’infernale visione della Fabbrica di notte, con i camini che scaricano morte dai camini, sottolineata dalle musiche delle processioni della settimana santa: perché Taranto è prigioniera in un eterno venerdì santo, nel quale, come la Madonna in cerca del figlio, cerca invano una speranza vagando di strada in strada. Dalla processione a Floriano Dandolo, il padre di Chiara, una bambina di 4 anni che lotta contro una leucemia linfoblastica di tipo T. Dalla tragedia di Chiara a quella delle mamme di Taranto in corteo, aperto dalle foto dei figli morti, ciascuna accompagnata dalla scritta “Io dovevo vivere”, e seguito dalle croci bianche. E di seguito, scorie e rifiuti, sbuffi di fumo che fuoriescono dai fanghi di produzione accanto ai campi di grano. Il chimico già responsabile di laboratorio all’Ilva che spiega come il controllo e monitoraggio farlocco continui pari pari con Arcelor Mittal, e racconta del benzoapirene presente nelle falde acquifere ben oltre il limite consentito. Il maquillage della copertura dei parchi minerari fatto senza bonificare il terreno, e anzi scavando per porre le fondamenta delle coperture, senza che si sappia dove sono finiti i materiali di scavo inquinati. Il camino E 312 privo degli elettrofiltri. Le coltivazioni di cozze nel primo seno del Mar Piccolo che non dovrebbero più esserci e invece sono ancora lì. La voce di don Diana: per amore del mio popolo non tacerò.

Estratto dell'articolo di Girolamo De Michele, pubblicato su il manifesto del 15 novembre 2019.



Tags: Ecologia, Medicina

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