Vietato partecipare. La storia di Fabio Vettorel

Esce in questi giorni il libro di Jamila Baroni e Margherita D'Andrea intitolato: “Vietato partecipare- Amburgo G20- Storia di un processo”.

I libro contiene una breve ma intensa presentazione di Christian Raimo, noto scrittore e giornalista romano, la cronaca della storia di Fabio Vettorel, giovane feltrino arrestato nel corso delle manifestazioni contro il G20 nel luglio 2017 raccontata dalla madre Jamila Baroni e un saggio sull'evoluzione dei sistemi repressivi del dissenso nella società moderna di Margherita D'Andrea membro dell'Associazione Giuristi Democratici, che nel processo di Amburgo ha svolto la funzione di osservatore internazionale.

Fabio Vettorel, poco più che diciottenne viene arrestato ad Amburgo ancora prima dell'inizio delle manifestazioni contro il G20 e rinchiuso in carcere dove rimarrà in stato di detenzione preventiva per più di 4 mesi, per essere finalmente rilasciato a novembre del 2017, il relativo processo è stato sospeso a gennaio 2018 e probabilmente riprenderà nei prossimi mesi.

Fin da subito risultò evidente la sproporzione tra le accuse mosse al giovane feltrino e quanto da lui fatto, l'atteggiamento draconiano della Procura Tedesca, tale evidenza portò il sistema informativo italiano a denunciare come la gestione del processo evidenziasse la volontà di utilizzare Vettorel come capro espiatorio e punirlo per i disordini avvenuti successivamente al suo arresto che evidenziarono l'assoluta incapacità degli organi di polizia tedeschi a gestire l'ordine pubblico nel corso del G20 di Amburgo.

Fabio è dunque diventato il simbolo, come vittima, della volontà indiscriminata di punizione dello stato moderno, con evidenti tratti di continuità tra la repressione dei fatti di Genova e Seattle e, 20 anni dopo, Amburgo.

La parte centrale del libro è il racconto fatto dalla madre di Fabio dall'arresto del figlio e dal suo arrivo ad Amburgo per seguire da vicino la vicenda detentiva e processuale fino al loro ritorno in Italia dopo la sospensione del processo.

Lo definirei un diario di viaggio, scritto con meticolosità e apparente distacco, frutto di note scritte dall'autrice di giorno in giorno, dunque un bollettino che vorrebbe apparire (e forse lo è) oggettivo ma da cui invece traspaiono con con forza i sentimenti, le paure, le delusioni di una madre che assiste ad un procedimento kafkiano nei confronti del figlio. Jamila non racconta direttamente le sue emozioni, ma le fa uscire da una cronaca serrata e scarna ma anche rabbiosa per tutte le piccole e grandi ingiustizie che il figlio sta subendo.

Ma non è una cronaca solo intima, infatti racconta anche il di fuori: il tratto pubblico e politico della vicenda del figlio, delle manifestazioni a suo sostegno, delle altre vicende processuali correlate al G20 di Amburgo.

Jamila non fa solo la madre, ma rivendica con orgoglio le scelte politiche e processuali fatte in autonomia dal figlio anche quando queste erano difficili e costose e hanno portato ad un prolungamento della sua detenzione. Infatti, ove Fabio avesse “ammesso” le proprie asserite colpe e chiesto scusa per aver manifestato il suo dissenso, dopo pochi giorni dall'arresto sarebbe stato scarcerato. Ha invece scelto di affrontare il processo per rivendicare il suo diritto a manifestare in modo pacifico e non violento anche contro i grandi del mondo, allora riuniti ad Amburgo, accettando così il rischio dell'abnorme prolungamento della sua detenzione preventiva come in effetti è avvenuta.

Il saggio conclusivo di Margherita D'Andrea parte proprio dall'elemento politico e giudiziario che accompagna il processo a Fabio, fa una analisi lucida dei percorsi repressivi in atto negli stati moderni della gestione del dissenso e dell'ordine pubblico, i riferimenti filosofici e giuridici alla migliore cultura penalistica e sociologica contemporanea e moderna sono evidenti ed espliciti e usati con efficacia e portano ad un saggio agile, di facile lettura ma non per questo banale che è utile corollario della cronaca proposta da Jamila Baroni.

Penso sia un libro che merita di essere acquistato e letto per ricordare una storia che è emblematica dei tempi bui che stiamo attraversando, in cui la compressione dei diritti individuali non ha solo ricadute personali ma anche collettive e importanti sulle vite di tutti e non solo del momentaneo imputato o detenuto.
Gino Sperandio- Presidente ANPI Belluno

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