Articolo nove, che cos'è?

Stampa e social network hanno diffuso recentemente gli allarmanti dati Istat riguardanti: infortuni e morti per causa e nei luoghi di lavoro dal 1° gennaio al 31 agosto. Più di 700 decessi nei primi mesi dell'anno, con 416.894 denunce d’infortunio. Di questa vera e propria campagna di guerra, il Nordest detiene il non invidiabile primato delle circa 133.000 denunce d’infortunio finora accumulate. Ma va ricordato che i dati Istat non comprendono le malattie professionali né le morbilità da esposizione a sostanze nocive dagli esiti spesso fatali. A questi, dedica l'attenzione ARTICOLO NOVE Esperienze di medicina del lavoro a Nordest, un'opera meritoria coordinata da Alfio Boschiero, protagonista del sindacalismo veneto e studioso di problemi del lavoro  e Gilda Zazzara esperta studiosa di storia del lavoro.

 
L’articolo nove dello Statuto dei lavoratori
sancisce il diritto di chi lavora a controllare e intervenire in prima persona sul proprio ambiente quotidiano, a tutela di salute e sicurezza. Quella norma raccoglieva e rilanciava esperienze di medicina del lavoro partecipata tra operai, medici e sindacalisti, nate dal basso e praticate tra conflitti durissimi con le direzioni aziendali.

ARTICOLO NOVE Esperienze di medicina del lavoro a Nordest è la parte monografica del n. 56 (1/2019) della rivista «Venetica», pubblicata recentemente da Edizioni Cierre, che riunisce testimonianze dirette e interviste ad alcune delle persone che diedero corpo a questo nuovo diritto in Veneto e Friuli Venezia Giulia, tra grandi e piccole fabbriche e nelle istituzioni locali.




Di seguito un estratto della recensione di ANGELO TONNELLATO  (www.ilponterivista.com)

Articoli e interviste di medici militanti si intrecciano a esperienze e lotte sindacali; testimonianze di lavoratori dal di dentro di storie industriali che hanno sconvolto territori, ecosistemi, vite di operai e di loro familiari. Qui si parla del Veneto, con una estensione anche alla «Slavia friulana»; d’un Veneto ch’è il caso di studio su cui si fa il punto, ma senza esclusivismi o rimpicciolimenti prospettici. Vale la pena di leggere non per indignarsi, ma per ribadire e ritrovare ed eventualmente aggiornare e rafforzare un impegno e difendere un principio di consapevolezza, coinvolgimento e controllo per quello che già Giuseppe Branca – con riferimento all’art. 9 dello Statuto dei lavoratori, frangiflutti e simbolo al tempo stesso del diritto alla salute nei luoghi di lavoro e purtroppo anche intorno ai luoghi di lavoro – aveva definito «un diritto collettivo». Un diritto che è un diritto-quadro, perché viene da lontano – in quanto costruzione di consapevolezza sociale elitaria, addirittura dai primi decenni dell’Ottocento, dalle micidiali condizioni di lavoro e di vita delle donne e degli uomini che lavoravano nelle risaie e vivevano nei villaggi malsani ai bordi del mondo della risicoltura – e che oggi si tende a dimidiare, alternativamente, tra «partecipazione o controllo»: partecipazione e controllo è ancora l’unica risposta possibile.

Scrive Boschiero che nei primi anni settanta, in difesa della salute e della sicurezza, sono gli operai a trascinare il sindacato, a smuoverlo dal torpore delle infinite mediazioni e monetizzazioni. Nello specifico del Petrolchimico, al quale da un decennio dedica studi importanti, Zazzara osserva che la lunga consuetudine di ricerca e la diretta conoscenza di molti dei protagonisti delle lotte degli anni settanta del Novecento non le sono bastati a esplorare a fondo – ossia ad attingere la struttura pienamente storicizzante – di certi contrasti: «più mi ci addentravo, più mi scontravo con memorie contrapposte e ancora infuocate»; e che anche quando la fabbrica «era cambiata» – anzi «quasi non esisteva più», perché «era stata smontata, svenduta e dismessa a pezzi» – «le memorie restavano sospese e irreconciliate, fuori dal tempo, in una sorta di attesa armata»: «su quello che era venuto dopo i gloriosi anni Settanta si aprivano voragini».


Segnaliamo, purtroppo, che l'esposizione a sostanze nocive oggi non riguarda più solo gli operai, l'industria del vino, sorretta dal massiccio uso di pesticidi, sta scaricando su tutti i cittadini del Nordest quei problemi di sicurezza e di salute un tempo confinati nelle fabbriche. Ma, mentre l’articolo 18 del Dlgs 81/2008 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro) obbliga le aziende ad “Aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione, i comuni cittadini che abitano la "fabbrica diffusa", sono privi di qualsiasi effettiva tutela. Hanno come insufficente risorsa il proprio medico curante ed inesistenti addetti al controllo dei Regolamenti di Polizia Rurale.










Tags: Culture, Medicina, Politica

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