Quelli che dicono NO sono i negazionisti...o no?

“MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES” (POSSA TU VIVERE TEMPI INTERESSANTI) è il titolo della BIENNALE D’ARTE 2019. In Italia questo augurio  è stato subito incendiato dal “piromane sovranista”,  quello che dal 2008 al 2011 è stato  al governo di questo paese, consegnandolo alle misure repressive dello Stato Sociale del governo Monti.  Come  possono essere tempi interessanti quelli che si profilano da qui all’autunno  in questo povero paese martoriato da ignoranti predatori di risorse naturali e da una politica basata sulla comunicazione e sulla propaganda permanente? Come possono essere tempi interessanti quelli che vivremo per mesi,  travolti  da un’ondata “mediatica” che ci spingerà fra gli scogli di “un’arena blaterante”, dove ci scanneremo sul “nulla” fra  tifoserie contrapposte, abbindolati da una “classe partitica” in gran parte formata da professionisti della propaganda e degli affari per pochi? Il “piromane sovranista” ha acceso la  miccia della “distrazione di massa” (sicurezza, autonomia, tasse, cantieri, ecc.) distogliendo l’attenzione dai problemi reali che coinvolgono questa e le future generazioni. Il mantra di Goebbelsiana memoria, amplificato dal surfing dei social sara’: “basta con quelli che dicono sempre no”. Uno slogan falso, una autentica fake news visto il prezzo che hanno pagato i  cinque stelle per i troppi “si” dati alle scelte leghiste. Questo governo e  questo parlamento  hanno legiferato in funzione del marketing elettorale ignorando la realtà, oggettivata scientificamente dal 97% degli scienziati,   sugli effetti dei “cambiamenti climatici”.  Ma la sparata propagandistica sul “no a tutto”  va capovolta e andrebbe capovolta da una opposizione politica senza idee e con alcune idee che sono   addirittura  un “copia e incolla” delle idee di  chi sta portando il paese allo sfascio ambientale ed economico. La sparata propagandistica del “no a tutto” andrebbe capovolta anche da    una classe giornalistica ossequiosa con i potenti di turno e in larga parte corresponsabile della mancanza di consapevolezza da parte dell’opinione pubblica sui dati reali in cui versa il sistema paese e l’ambiente italico. Ma chi sono veramente  quelli che dicono no? E a che cosa dicono no?
Quelli che dicono no sono quelli che dicono “NO”:

-       ad una economia fondata sulla riduzione dell’impatto ecologico delle attività produttive umane (strade, combustibili fossili, asfalto, cave, cemento, mezzi di trasporto inquinanti);
-       alla parlamentarizzazione dell’emergenza climatica e  conseguente adozione di misure normative ed economiche  per ridurre a zero entro il 2030 le emissioni derivanti dall’uso di combustibili fossili;
-       a stanziamenti rilevanti del bilancio pubblico per finanziare tutte le misure dirette e indirette per contente entro 1,5 gradi l’innalzamento della temperatura del pianeta;
-       alla copertura della maggior parte del fabbisogno energetico con l’installazione in  tutto il territorio nazionale  sui tetti di edifici pubblici e privati, commerciali e industriali di pannelli solari fotovoltaici e relativi dispositivi per l’accumulo per le ore senza luce;
-       alla centralità della Green Economy per restaurare ecologicamente il paese, abbandonando il  pericoloso  e superato mantra: “opere pubbliche, infrastrutture, consumo di suolo=posti di lavoro”;
-       ad un’agricoltura contadina ispirata ai criteri della biodiversità, della coltivazione biologica, della sovranità alimentare a km 0;
-       all’abolizione  degli allevamenti intensivi e alle monocolture intensive;
-       ad un piano straordinario quinquennale di manutenzione e gestione delle infrastrutture esistenti (grandi infrastrutture: strade, ferrovie, stazioni, porti, ponti, viadotti; e  piccole infrastrutture: sentieri,  piccoli manufatti storici, fontane, sorgenti, muretti a secco, capitelli);
-       al “censimento” degli “edifici residenziali, produttivi e commerciali in disuso” per un loro riutilizzo allo scopo di salvaguardare le comunità ed evitare lo spreco di una risorsa non rinnovabile  come  il suolo (ridotto  al lumicino in quelle regioni che invocano l’autonomia differenziata per poter continuare ad erigere il suo consumo come volano economico  e creatore di posti di lavoro);
-       ad un controllo capillare sulla manutenzione di stufe e caldaie, sulla sostituzione delle auto e dei camion inquinanti, sull’uso responsabile della risorsa acqua, sulla riduzione drastica nella produzione di rifiuti non riciclabili derivante da imballaggi, sul contenimento della iper-produzione e iper-consumismo di dispositivi tecnologici e accessori;
-       ad una legge nazionale che arresti il “consumo di suolo” cancellando le leggi regionali che fanno finta di contenerlo.
Questa sfilza di “no” appartengono alla cultura dei “negazionisti”, si, proprio loro che accusano gli altri di dire “no” a tutto: e’ il massimo dell’ipocrisia.
Quelli che accusano gli altri di dire “no” stanno negando le ondate di calore, le tempeste, gli uragani, la siccità, gli sbalzi climatici che stroncano la produzione agricola, l’innalzamento dal 1900 ad  oggi  del livello del mare di 19 cm., l’aumento della temperatura media globale di 1,2 gradi negli ultimi 200 anni e il dato che  16 dei 17 anni più caldi della terra si sono registrati dal 2001 ad oggi. Quelli che accusano gli altri di dire no a tutto non sanno neanche cos’e  l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), probabimente ritengono sia un’organizzazione di “scienziati bolscevichi” infiltratasi nelle Nazioni Unite. Col cavolo  che i   reports dell’IPCC  possono  entrare  nell’agenda politica dei negazionisti: sono troppo      impegnati ad additare alle masse sempre nuovi nemici, nuovi capri espiatori, un qualcuno su cui scaricare i propri limiti e  le proprie miserie intellettuali.  Schiavon Dante, un angelo del suolo

Tags: Politica

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