Élite e sistema

Élite e sistema di Pierluigi Fagan  (pubblicato su facebook.com - 7 giugno 2019)

Pare che l’agenda delle discussioni tenute alla riunione del mitico gruppo Bilderberg, riunitosi quest’anno in Svizzera, fosse composta da questi temi: 1) Brexit e Futuro dell’Europa; 2) Il futuro del capitalismo: 3) Russia e Cina; 4) Cambiamenti climatici; 5) Ruolo dei social media, Etica ed Intelligenza Artificiale, Spazio: nuova frontiera.

I temi sono la declinazione di altrettante categorie che vengono discusse ogni anno al WEF – World Economic Forum, che si tiene a Davos, sempre in Svizzera (la Svizzera gioca oggi il ruolo che Olimpia svolgeva nell'Antica Grecia. Fa parte del sistema ma non è di parte). L’agenda del WEF, infatti è: 1) Politica; 2) Economia; 3) Geopolitica; 4) Ambiente; 5) Tecnologia; cioè l’esatta scansione categoriale dei temi del Bilderberg. Questa è l’agenda del sistema mondo. Definita l’agenda, ogni anno sarete inondati da articoli, discorsi, polemiche, post, video che portano a valle le preoccupazioni del sistema. Solo che nessuno degli autori ne parlerà come di un sistema, ognuno parlerà di un solo o al massimo due aspetti. La principale differenza tra élite e popolo è questo modo di inquadrare la questione.

Quello del Bilderberg, si potrebbe dire usando la felice espressione usata da Pepe Escobar, è la riunione della sezione del Valhalla atlantista (del resto di origine norrena sono i tedeschi, i sassoni, quindi gli anglo-sassoni e gli americani che nella maggioranza WASP sono di origine tedesca) . Se il WEF è mondiale e si riunisce in inverno, il Bilderberg è occidentale e si riunisce dopo che il WEF ha stabilito l’agenda, cercando l’interpretazione di parte conveniente ai temi in agenda. La riunione si potrebbe definire un Congresso (o una Convention) con il Comitato Centrale (o il CdA) che dà la linea, linea che poi magicamente diventerà concerto di opinioni e giudizi da parte di color che contano. Questi poi si intervisteranno tra loro, si citeranno negli articoli o nei libri, si inviteranno reciprocamente a convegni, faranno meditate e pensose dichiarazioni pubbliche. Una “mano invisibile” coordinerà magicamente il discorso di cui ognuno porterà solo un pezzo, esattamente come poi farete voi. Ma non c'è alcuna mano, il coordinamento è nel discorso comune condiviso a monte.

La principale differenza tra élite e popolo è questo modo di inquadrare la questione. Loro la inquadrano per quello che è e tutta assieme anche perché vi agiscono previo inquadramento di una interpretazione organica comune, a voi è richiesta solo la “libera” opinione al supermarket delle idee che vi daranno in pasto (speziandole con l'emotività) periodicamente ed in un certo modo. Un like contro la Brexit, un rilancio del diluvio di “nuove foto” su Tienanmen, magari un gruppo d’azione contro l’inquinamento da onde del 5G (cioè contro ogni penetrazione di Huawei), i cinesi "copiano" (gli americani invece "inventano"), Putin è brutto e cattivo e quindi non lo invitiamo in Normandia (in fondo poi, diciamolo, anche i nazisti erano norreni), come dovrebbero esser gli stati d’Europa? Uniti!, la presenza nello “spazio” di culture non libero-democratiche è una minaccia, i social sono inquinati (dichiarazione che a sua volta inquina i social) preparatevi alla distruzione creatrice schumpeteriana in nome del “ce lo chiede il futuro dei nostri figli” ovvero la questione climatica che invero sarebbe sotto-capitolo di una questione ben più grande, severa e meno scivolosa: la questione ecologica.

Ma la questione ecologica ovvero “piogge acide, biodiversità, deforestazione, desertificazione, modificazione delle ecologie, estinzioni, eutrofizzazione oceani, inquinamento, esaurimenti risorse, espansione urbana, ciclo del’acqua dolce” non ci piace perché impatta il tema “Il futuro del capitalismo”, mentre quella climatica ci piace perché il capitalismo ci si può riprodurre. Poi c’è il dramma delle fake news su i social, Internet che va regolamentato (ma tranquilli, fra un po' avrete Internet satellitare), inconcludenti pastoni impenetrabili ed indecidibili sull’”etica” della tecnologia così che mentre voi vi lambiccate la mente il business as usual va avanti senza problemi. Nel mentre procede il lento ma costante avvicinamento alla domanda ontologica decisiva: ci possiamo ancora permettere la democrazia?

L’unico mistero che avvolge davvero il Bilderberg, Davos, e tutti i sotto-forum che costellano la vita social-intellettiva delle élite, è perché i deputati guardiani del discorso pubblico ovvero gli intellettuali, non smontino e rimontino l’agenda per dare alla gente normale di cui dovrebbero esser i delegati, la possibilità di opporre discorso a discorso. Ah, già, che cretino, tra università, giornali, case editrici, lavoretti precari, riconoscimento pubblico e cooptazione in qualche think tank, viaggetto di studio, conferenza pagata con amante o moglie a carico, anche gli intellettuali sono élite. Magari, ai più intemperanti, gli permettono di pubblicare qualche articolo o pamphlet sul “Grande Mistero della Grande Cospirazione dei Masters of Universe” che tiene le fila del mondo. Seguono occhi in triangoli, Giacobbo e massoni che ingombrano la Via. Son brandelli di notorietà e spiccioli anche quelli.

Elite è chi dà senso alla complessità del mondo ed il senso è nella declinazione di una narrazione che tiene tutto assieme sebbene a voi sembrerà un tema in primo piano con un po’ di confusione ad alone tutt'attorno. Voi infatti siete solo economisti, magari monetaristi, ecologisti, geopolitici, tecnofili, scienziati o umanisti, sociologi, antropologi o perché no? psicologi. Avete faticato per il pezzo di carta ed ora avete anche una "specializzazione" che vi farà ridurre tutto il sistema ad un semplice punto. Infatti, il vero "punto" è che un sistema non si può mai ridurre ad un semplice punto.

Il “divide et impera” pare avesse paternità (non in latino, ovvio) in Filippo il Macedone ovvero colui che pur greco, aveva a che fare con migliaia di città-stato a loro volta divise al loro interno. Ma è molto probabile ci fosse già arrivato qualcuno al tempo dei babilonesi e quegli intellettuali che di mestiere facevano i sacerdoti (che però hanno motto in "solve et coagula". Del resto la narrativa ha il compito di ricomporre ciò che il politico divide di sua natura) . Dividere per comandare, prima che nell’effetto sociale o politico, agisce sul discorso poiché se il discorso è frammentato, sarà ineffettivo perché la natura dell’argomento è sistemica, cioè integrata. L’unico mistero da conoscere è questo e come ogni mistero è semplice. Ma come diceva il lucido Brecht: è il semplice che è difficile a farsi.





[L’immagine riproduce le tavole che aprono il Rapporto Annuale del WEF che è facilmente e pubblicamente scaricabile dal loro sito. Il sistema di sx è dato dai trend le cui frecce terminali sono più grandi e cicciotte a seconda di quanto sono probabili ed impattanti i fenomeni previsti. Il sistema di dx è l’ingrandimento tematico delle questioni correlate: verde per ambiente, arancio per geopolitica, rosso per politica, azzurro per economia e vezzoso violetto per tecnologie. E' questa la selva oscura di cui loro cercano la diritta alla quale poi voi vi aggrapperete per salvarvi dallo smarrimento. Anche con una certa gratitudine per il benaccetto ansiolitico ... ]

PIERLUIGI FAGAN
Ha lavorato per più di vent’anni come manager di multinazionali e poi come imprenditore. Ritiratosi dal lavoro, ha poi intrapreso un lungo periodo di intensa ricerca intorno al concetto di complessità, declinata in vari campi di studio. Scrive per il suo blog (pierluigifagan.wordpress.com) sul concetto di complessità (in senso filosofico, economico, politico e geopolitico) e i suoi articoli compaiono su diverse riviste online. Per Fazi Editore ha pubblicato, nel 2017, Verso un mondo multipolare. Il gioco di tutti i giochi nell'era Trump

Tags: Economia politica

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