La perdita di biodiversità sta mettendo a rischio la nostra possibilità di procurarci cibo

Onu: «La nostra già fragile sicurezza alimentare è sull'orlo del collasso». Ma possiamo ancora rimediare
di Luca Aterini  (Greenreport 22.02.2019)

Forse non ci interessa salvare piante, animali ed ecosistemi, ma potrebbe cambiare le cose sapere che la perdita di biodiversità causata dall’uomo minaccia ormai direttamente le nostre tavole: a lanciare l’allarme è la Fao, ovvero l’Organizzazione Onu con sede a Roma che ha appena pubblicato il suo rapporto sullo Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura raccogliendo informazioni da 91 Paesi e analizzando gli ultimi dati globali. Il responso è inequivocabile: ci sono preoccupanti prove che la biodiversità che sta alla base dei nostri sistemi alimentari sta scomparendo, mettendo a rischio la nostra possibilità di procurarci cibo.
E se non invertiamo la rotta finché siamo in tempo, stavolta non ci sarà un’altra occasione per recuperare: una volta perduta, la biodiversità alimentare e agricola – vale a dire tutte le specie che supportano i nostri sistemi alimentari – non può essere recuperata.

Ad oggi il rapporto Fao mostra chiaramente una riduzione della diversità delle coltivazioni, un maggiore numero di razze di animali a rischio d’estinzione e l’aumento della percentuale di stock ittici sovra-sfruttati. Delle circa 6.000 specie di piante coltivate per il cibo, meno di 200 contribuiscono in modo sostanziale alla produzione alimentare globale e solo nove rappresentano il 66% della produzione totale.
La produzione mondiale di bestiame si basa su circa 40 specie animali, con solo un piccolo gruppo che fornisce la stragrande maggioranza di carne, latte e uova; delle 7.745 razze di bestiame locali (a livello di paese) segnalate il 26% è a rischio d‘estinzione, e al contempo quasi un terzo degli stock ittici è sovra-sfruttato, mentre più della metà ha raggiunto il limite sostenibile.

Non solo: insieme alla biodiversità alimentare e agricola (tutte le piante e gli animali, selvatici o domestici, da cui ricaviamo cibo) sta declinando rapidamente anche la cosiddetta “biodiversità associata”, ovvero quella miriade di organismi che sostengono la produzione di cibo attraverso i servizi eco-sistemici: insetti, pipistrelli, uccelli, mangrovie, coralli, piante marine, lombrichi, funghi, batteri) che mantengono i terreni fertili, impollinano le piante, purificano l’acqua e l’aria, mantengono le risorse ittiche e forestali in buona salute, e aiutano a combattere i parassiti e le malattie delle coltivazioni  e del bestiame. Se un tempo la principale preoccupazione era rivolta al declino delle api e degli altri impollinatori, uno studio pubblicato dall’Università di Sydney documenta che a declinare sono ormai tutti gli insetti: più del 40% delle specie conosciute è in costante diminuzione, e continuando a questo ritmo tra appena 100 anni saranno scomparse. Non a caso il ministro tedesco dell’Ambiente Svenja Schulze ha appena presentato un vero e proprio “programma d’azione per la protezione degli insetti”, perché farlo significa proteggere «soprattutto noi stessi».

Come mostra chiaramente il rapporto Fao, i fattori chiave della perdita di biodiversità alimentare sono comuni a tutti i Paesi, e risultano strettamente legati all’attività umana: cambiamenti nell’uso e nella gestione della terra e dell’acqua, seguiti da inquinamento, sovra-sfruttamento, cambiamenti climatici, crescita della popolazione e urbanizzazione, con percentuali d’incidenza variabili a seconda del contesto geografico (in Europa ad esempio a incidere maggiormente sono deforestazione, cambiamenti nell’uso del suolo e intensificazione dell’agricoltura). La buona notizia è dunque che possiamo ancora agire sulle cause del problema, ma dobbiamo farlo subito.

«La biodiversità è fondamentale per la salvaguardia della sicurezza alimentare globale – testimonia il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva – Dobbiamo usare la biodiversità in modo sostenibile, in modo da poter rispondere meglio alle crescenti sfide del cambiamento climatico e produrre cibo senza danneggiare il nostro ambiente». Come? Rafforzare la legislazione in materia, creare incentivi e migliorare la collaborazione tra responsabili politici, produttori e consumatori sono alcuni dei punti focali. Si tratta di una strada percorribile.

È lo stesso rapporto Fao a evidenzia un crescente interesse per pratiche e approcci compatibili con la biodiversità, con l’80% dei 91 Paesi dichiara di utilizzare una o più pratiche e approcci rispettosi della biodiversità come l’agricoltura biologica, la gestione integrata dei parassiti una gestione sostenibile del suolo o l’agro-ecologia. Anche i consumatori possono (e devono) avere un ruolo centrale nella transizione, optando per prodotti coltivati ​​in modo sostenibile, acquistando dai mercati degli agricoltori o boicottando i cibi più insostenibili. Un approccio integrato di questo tipo, oltre a difendere la biodiversità e dunque la nostra possibilità di alimentarci, potrà avere un risvolto fondamentale anche contro lo spreco di cibo: secondo l’ultimo report elaborato dall’Ispra in materia, infatti, è il modello di produzione e consumo attualmente prevalente che «per sua natura comporta un’elevata produzione di eccedenze e sprechi ». Per cambiarlo, dobbiamo agire alla radice del problema.

Tags: Ecologia, Biodiversità

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