La donna elettrica, alla quarta serata di "Cinema e Ambiente 2019"

  MULTISALA VERDI - Vittorio Veneto
5 marzo – ore 21,00   ingresso € 5,00


La donna elettrica (Titolo originale Kona fer í stríð)
film, Islanda, 2018, 101', colore
Regia di Benedikt Erlingsson
con Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Jörundur Ragnarsson

Semaine de la critique, Cannes 2018
premio SACD (Société des Auteurs e Compositeurs Dramatiques), 2018

Un messaggio di speranza più che di cinica disillusione. Un manifesto di lotta ironico ma concreto, che non crolla mai in una scontata retorica. Alberto Savi - Cineforum

La donna elettrica, uno dei film più ribelli, divertenti e politici del 2018.
Davide Turrini - Il Fatto Quotidiano


Benedikt Erlingsson si conferma un talento prezioso per chi ama ogni tanto concedersi qualche ghignata intelligente, scatenata da una satira graffiante, condita del giusto quantitativo di cattiveria. Daria Pomponio - Quinlan




Accolto  con  entusiasmo  all’ultimo  Festival  di  Cannes, La  donna  elettrica è una commedia travolgente e fuori dagli schemi, capace di unire emozione, impegno e divertimento. La protagonista, Halla, sembra una donna come le altre, ma dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto compie spericolate azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando la sua terra, la splendida Islanda. Quando però una sua vecchia richiesta d’adozione va a buon fine e una bambina si affaccia a sorpresa nella sua  vita, Halla dovrà affrontare la sua sfida più grande... Già regista dell’acclamato Storie di cavalli e di uomini, Benedikt Erlingsson colpisce al cuore con un ritratto di donna memorabile e un omaggio al paesaggio islandese di struggente bellezza.


BENEDIKT ERLINGSSON

 Regia, sceneggiatura. Considerato uno dei maggiori uomini di spettacolo islandesi, nella sua carriera ha lavorato per il teatro, la televisione e il cinema riscuotendo in ogni campo un grande successo. Formatosi come attore inizia a calcare le scene giovanissimo e manterrà con il teatro un rapporto privilegiato: i suoi monologhi in particolare sono celebri a tal punto  che rimangono in cartellone per anni. Negli anni 2000 comincia a lavorare per alcune serie televisive, poi per il cinema (recitando tra gli altri ne Il grande capo di Lars von Trier) e già nel 2007 passa dietro la cinepresa dirigendo il suo primo cortometraggio, Thanks, a cui segue Naglinn (2008). L’esordio nel lungometraggio avviene nel 2013 con Storie di cavalli e di  uomini, che ottiene oltre 20 premi nei festival internazionali e lo consacra come autore di punta del cinema europeo. La donna elettrica, sua opera seconda, viene presentata in anteprima alla Semaine de la critique a Cannes, dove ottiene grandi consensi  e il premio SACD (Société des Auteurs e Compositeurs Dramatiques). Il film, come già il precedente, è stato candidato islandese agli Oscar.


NOTE DI REGIA

C’è una connessione forte tra i due film che ho realizzato, Storie di cavalli e di uomini e La donna elettrica. Si tratta di qualcosa di cui sono diventato davvero consapevole solo dopo aver ultimato quest’ultimo, ossia l’idea fondamentale che i “diritti della Natura” dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei “diritti umani”. I diritti  della  Natura dovrebbero  essere protetti con forza in ogni costituzione e difesi da leggi internazionali.

Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere, una necessità che va al di là dei bisogni dell’uomo e del nostro sistema economico. A volte succede invece che lo stesso Stato, che nei paesi democratici si dà per scontato che sia uno strumento creato dal popolo per il popolo, possa essere facilmente manipolato da interessi particolari contro il bene comune.
Quando guardiamo alle grandi sfide che dobbiamo affrontare sulle questioni  ambientali, questo ci appare perfettamente chiaro. Ne La donna elettrica questo tema diventa terreno fertile per una commedia, ma nella realtà, in alcuni paesi, è piuttosto l’argomento per una tragedia. Vorrei citare a proposito due donne che considero delle eroine: Berta Cáceres in Honduras e Yolanda Maturana in Colombia. Entrambe attiviste per l’ambiente, sono  state assassinate da chi aveva grandi interessi nelle terre che esse provavano a difendere.

Diverse persone hanno definito La donna elettrica una commedia, un dramma o addirittura un eco-thriller...! Insieme allo sceneggiatore Ólafur Egill Egilsson, volendo a tutti i costi trovare una definizione del film, siamo stati d’accordo nel considerarlo piuttosto una fiaba. È una parola molto seducente e anche d’aiuto quando si costruisce una storia.

Tags: Culture

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