Fregona , 14 ottobre 2018
Presentazione del libro di
BARBARA DE LUCA, L’arte del fuoco nascosto. I carbonai del Cansiglio, CIERRE edizioni, 2018. a cura di Nadia Breda.


Buonasera, benvenute e benvenuti a tutti,
Oggi presentiamo un libro speciale di una persona speciale, Barbara De Luca, che ci manca ma che ci fa dono oggi dei risultati importanti di una sua ricerca storico-antropologica significativa, dedicata ai carbonai del Cansiglio , raccolta in questo libro che stasera discuteremo insieme.

Sono con me il prof. Glauco Sanga, curatore della collana ETNOGRAFIA VENETA della Cierre Edizioni che ha generosamente edito il libro. Glauco Sanga è docente di antropologia all’UNIversità di VENEZIA e relatore della tesi di laurea di Barbara De Luca, ma anche mia e anche di quella di MARIA GIOVANNA SIMBULA, etnografa e cantante lirica che stasera ha cantato e recitato per noi, che eravamo il suo gruppo trevigiano di studenti (molti altri sono anche in sala)…. quindi buonasera Professore che è stato amato dai suoi studenti, e benvenuto a Fregona!

E’ con noi il primo cittadino di Fregona, Laura Buso, a cui darò la parola tra poco, che ho voluto come rappresentante di tante istituzioni che potrebbero/vorrebbero dare un saluto a Barbara stasera, avendola incontrata nel loro cammino. Ma Barbara De Luca, cittadina del mondo, che ha abitato tanti luoghi e anche viaggiato molto, è per me soprattutto cittadina di Fregona, da questo paese partivamo per le nostre ricerche insieme, e qui, oltre ad avere qui la famiglia, qui sul tavolo con i suoi libri, ha elaborato queste ricerche, abbiamo corretto testi e bozze, con il Cansiglio che Barbara teneva d’occhio anche dalla finestra. Per questo motivo ho chiesto che la prima presentazione del suo libro fosse svolta qui, ed è per questo che ci troviamo qui stasera.
Chi è BDL.
Molti dei presenti stasera sanno già cosa rispondere a questa domanda.
Molti sono legati a BDL da affetto intenso e intramontabile.
BDL è stata una persona così ricca di relazioni umane, di apertura sociale, culturale ed emotiva,
che ancora oggi, dopo oltre 10 anni dalla sua prematura scomparsa, possiamo essere riuniti qui a
discutere il suo libro, il quale a sua volta è esso stesso il risultato delle sue abilità empatiche
straordinarie, abilità di ascolto della gente, di condivisione e partecipazione alla loro vita.
GLI INGREDIENTI PERFETTI PER FARE ANTROPOLOGIA.
BDL è stata una bravissima antropologa.
Il libro che presentiamo stasera non è un unicum, ma segue ben altre 8 pubblicazioni di BDL e ben
8 ricerche sul campo, che voglio qui brevemente citare per dimostrare lo spessore di questa
ricercatrice:
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la Ricerca etnografica ed etnobotanica per il Parco di Paneveggio e Pale di San Martino, le ricerche
sull’acqua per Ecomuseo del Vanoi in TN, le ricerche sulla produzione del tabacco in Valstagna, la
ricerca sul Piave, sulla filanda di Valdobbiadene, biodiversità coltiva per il parco delle Dolomiti
Bellunesi, patrimonio UNESCO. Sulla base di questo studio sula biodiversità di meli e peri
Mariagiovanna Simbula ha coniato la definizione per BDL di “donna-albero”, dopo aver cantato i
duecento nomi di alberi individuati da Barbara. GRAZIE MARIAGIOVANNA SIMBULA CHE CI
ACCOMPAGNI SEMPRE CON LA TUA VOCE SPECIALE!
Barbara ha ricevuto anche due premi: PREMIO LUIGI E ANDREINA CICERI della Società Filologica
Friulana e PREMIO CIVILITATIS, CIVILTA’ NELLA COMUNITA’ di Conegliano, con la motivazione che i
suoi studi storico antropologici non sono mai stati disgiunti da impegno civile e di solidarietà .
Prima di addentrarci nel libro, vorrei ora passare la parola al sindaco di Fregona, Laura Buso, per
un saluto e per un suo ricordo di Barbara.
….
QUESTO LIBRO è basato sulla tesi di laurea in Storia nel 1994, all’Università di VENEZIA, con
relatore il prof. Sanga, come abbiamo detto. E’una tesi di 500 pagine, di cui 200 di trascrizioni di
interviste, arricchita da molti schemi e disegni.
In questi anni Sara Ippolito, antropologa di Siena e trevigiana anch’essa, ha pazientemente
trascritto la tesi poiché che nel tempo veloce di internet i caratteri usati erano diventati non
riproducibili automaticamente, e dopo questo passaggio faticoso, abbiamo fatto il lavoro
editoriale di cura dell’opera.
L’operazione che ha fatto BDL con il suo studio sui carbonai è complessa e molto stimolante.
Il libro ci descrive questo gruppo sociale nel suo modo di vita, nelle modalità del lavoro e nel
rapporto con il bosco, il Cansiglio, grande protagonista su sfondo di persone, persone a cui BDL è
arrivata partendo dal suo amore per la natura, le montagne in particolare, e il Cansiglio.
Tutto il lavoro fatto da BDL dipende tutto dai lunghi mesi di ricerca sul campo, dal contatto con le
persone, dall’essersi posta in ascolto, non solo aver intervistato, ma aver dialogato con loro.
La ricerca sul campo non è un’operazione che riesce a tutti. A BDL non occorreva neanche
insegnargliela, a lei veniva spontaneamente, per le sue capacità empatiche, di ascolto, di
RISONANZA con le altre persone, di “perduzione” e impregnazione la chiamiamo noi in
antropologia
Fare questa ricerca ha significato staccarsi dalle proprie categorie (lo dice in un punto preciso
BDL), lasciar stare le proprie convinzioni, razionalità, i propri giudizi, i propri valori, il proprio
STATUS, ……..E IMMERGERSI in un’altra realtà, diversa e spesso scomoda.
Significa accettare fasi di incertezza, dubbi (lo dice ripetutamente Barbara), per ascoltare quello
che gli altri dicono, che spesso sembra del tutto inutile ai fini della scienza.
Si legge per esempio alle pagg. 22-24-25
Nei colloqui ho sempre ascoltato la gente
Avevo un canovaccio libero
Nonostante la difficoltà della ricerca…
Il lavoro con le fonti orali è stato reso più difficoltoso dalla necessità della trascrizione
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Nel campo non è stato possibile approfondire alcuni aspetti
La sensazione di essere arrivata in ritardo (è stata mitigata da…)
Il mio rapporto con lgi informatori è basato sulla sincerità
Ho avuto modo di vedere dal vivo la realizzazione della carbonaia, la scarbonatura ecc..
Poi tutte le interviste sono state scritte in dialetto, con operazioni lunghissime, un’ora di intervista
comporta anche 8 ore di trascrizione. Metodo che abbiamo elaborato con il Prof Sanga e che è
l’unico scientificamente valido, che consente che le riflessioni dell’autore siano derivate, NON
IMPOSTE, ma proprio ricavate, a valle, dalle testimonianze delle persone che incontriamo.
E’ grazie a questo metodo che questo libro colma una lacuna conoscitiva riguardo al gruppo
sociale dei carbonai
I CARBONAI, nella lettura di BDL, chi sono:
coloro che con la loro attività lavorativa si inseriscono nel rapporto dialettico tra natura e cultura
e -attraverso l’addomesticamento del fuoco- realizzano la trasformazione di una materia prima -la
legna- in un prodotto -il carbone-. Concetto ricavato da Leroi-Gourhan e dalla letteratura marxista,
secondo cui il fondamento della cultura è la produzione materiale, e quindi il lavoro, che è
all’origine delle regolarità sociali umane, cioè della storia e della cultura.
QUESTO E’ IL PUNTO DI PARTENZA E LA CHIAVE INTERPRETATIVA DEL LAVORO DI BDL: il lavoro e i
lavoratori.
BDL analizza nel dettaglio 15 fasi del lavoro, che si concentrano intorno a 3 momenti: Tagliare il
bosco // trasformare la legna in carbone // distribuire il prodotto, fino in città.
Di tutto questo lavoro BDL rintraccia le catene operative, le tecniche precise, il linguaggio per
strumenti e fasi lavorative, i gesti minimi, le pratiche efficaci, le interazioni tra
uomini/donne/bambini/anziani, umani/ambiente/animali e le relazioni socio-economichemonetarie
tra tutti gli attori di questo lavoro.
QUESTA E’ LA PARTE TECNICA E QUANTITATIVA DEL LIBRO DI BDL.
Ma c’è anche UNA PARTE CHE POTREMMO CONSIDERARE DI STUDIO QUALITATIVO, DELLA
CULTURA DEI CARBONAI.
I carbonai infatti sono un microcosmo diffuso in tutta Europa fino a pochi decenni fa, di paleooperai
che svolgono un lavoro pre-industriale, stagionale, che prevede una migrazione dal paese
alla montagna, un contatto stretto col bosco, una immersione in questo ambiente di cui
conoscono tutte le sfumature, e lo sviluppo di una molteplicità di saperi pratici, ricchi di
rappresentazioni, progetti, invenzioni, incorporato nelle mani , nei canti, nei racconti.
Ed è qui che BDL riesce a svolgere un’operazione di inversione e di rivelazione dei significati
notevole, facendoci vedere da un altro diverso punto di vista questo lavoro considerato -
attenzione-assai negativamente sia dai contadini che dai cittadini, da coloro che non sono gente
nel bosco. E infatti il carbonaio è uomo emarginato per eccellenza, l’uomo nero, nella canzoni,
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nell’immaginario, negli avvertimenti a non sposarsi con loro, uomini sporchi, poveri, senza
capitale, proprietà terriera e abitativa, uomini notturni perché devono sorvegliare il poiàt giorno e
notte, con i turni di notte, che sono costretti a separare le famiglie per andare nel bosco oppure a
“trascinare” nel bosco le donne, “imbruttendole”.
STIAMO PARLANDO DEL GIUDIZIO SOCIALE SUI CARBONAI, che ci deriva da secoli di POLITICHE
SULLA POVERTA’.
Nello studi di BDL, grazie al fatto che BDL è stata accanto a questa gente, ha raccolto il loro punto
di vista, tutto questo diventa qualcosa d’altro:
leggete le 300 pagine del libro, e soprattutto i capitoli sul bosco, sulla natura, sulla carbonaia e
scoprirete che i carbonai hanno conoscenze assi approfondite sul bosco, sulle piante, sugli animali,
sulla natura, sull’ambiente, sul clima.
Il bosco non è per loro luogo oscuro e malvagio, ma è il luogo della LORO SOCIALITA’ (mentre è
proprio il paese a essere il luogo sonnolento, senza stimoli, dove si passa l’inverno in attesa)
il bosco è denso di relazioni, le abitazioni non sono messe a caso, ma con la loro disposizione a
raggiera rispettano e richiamano parentele, amicizie, desideri di vicinanza;
nel bosco c’è collaborazione nel lavoro, solidarietà.
Nel bosco c’è condivisione, creazione di senso, canti e narrazioni infinite;
anche l’aria è più pura ed è aria sana che cura.
Il carbonaio è ORGOGLIOSO DEL PROPRIO LAVORO PERCHE’ ESSO è UN’ARTE (da qui il TITOLO DL
LIBRO)
IL Carbonaio POSSIEDE UN’ARTE E QUESTO E’ IL SUO GRANDE VANTAGGIO, questo è QUEL
CAPITALE MOBILE CHE COMPENSA PIENAMENTE LA MANCANZA DI CAPITALE TERRENO,
E’ un capitale mobile che PERMETTE DI POTERSI MUOVERE NEL MONDO, saper viaggiare,
conoscere cose lontane dalla terra di origine, permette ai carbonai di potersi considerare
COSMOPOLITI!
Consente LIBERTA’!
Il carbonaio infatti ottiene una monetizzazione dal suo lavoro che gli permette di spendere, anche
in maniera eccentrica molte volte, proprio come segno di distinzione culturale, come lo era
rifiutare il latte bianco dei contadini e apprezzare le cose nere.
QUELLO CHE I CONTADINI CONSIDERANO POVERTA’ perché IL CARBONAIO NON PRODUCE
DIRETTAMENTE IL SUO CIBO, è invece per il carbonaio produzione di beni e di servizi, ACCESSO AL
MERCATO, E QUINDI MAGGIORE varietà anche NELL’ALIMENTAZIONE.
Quindi i carbonai hanno il loro mito di origine (all’est), i loro canti, le loro narrazioni, il loro
linguaggio complesso per il loro lavoro e tutto questo è la loro densa cultura.
COSI’ tutti noi attraverso il lavoro sul campo di BDL scopriamo che gli altri hanno una loro propria
cultura, i propri significati, le proprie interpretazioni , che sono sensate, ricche, profonde,
interessanti, SORPRENDENTI addirittura, significati dai quali possiamo imparare tanto o almeno
confrontarci con essi.
Non è facile accettare che anche i poveri carbonai siano stati persone di grande cultura.
Ma E’ QUESTO IL GRANDE INSEGNAMENTO UNIVERSALE DELL’ANTROPOLOGIA : IL
RICONOSCIMENTO DEL SENSO DELLE VITE degli altri, e quindi IL RISPETTO DEGLI ALTRI,
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PER QUESTO L’ANTROPOLOGIA LOTTA CONTRO IL RAZZISMO, contro LE DISCRIMINAZIONI DEGLI
ALTRI, e per la convivenza pacifica tra tutti gli umani.
E QUESTO ERA IL POSIZIONAMENTO DI BDL, dimostrato con tutto il suo lavoro. Antropologa
Pacifista e rispettosa della diversità, esattamente come i titoli delle sue ricerche.
Un altro punto importantissimo del lavoro di BDL:
il fuoco (anche qui, nel titolo del libro)
Il fuoco sta nel pojàt, questa enorme catasta di legna che diventa carbone, con un fuoco che parte
da un centro in basso ma che poi sale e dall’alto la cottura procederà per discesa, con un doppio
movimento quindi, da far avvenire grazie ai fori nella carbonaia per far entrare l’aria e guidare la
combustione, avendo avuto cura di chiudere il tutto con la terra sopra la carbonaia. Per questo
BDL sottolinea molte volte come la carbonaia sia una questione di fuoco, aria, acqua e terra.
Si tratta di 80 quintali di carbone, rapporto 1:6 con la legna!!! E si arrivava con certe carbonaie fino
a 4 volte tanto questi dati che vi ho dato.
Qui avviene qualcosa che è veramente magico, attraverso la manipolazione ACCURATA E
SAPIENTE del fuoco da parte dei carbonai .
Il fuoco è ambiguo e ambivalente, crea ma brucia, produce ma anche distrugge, tutti gli artigiani
che lavorano col fuoco sono sottoposti a tabù e segregazioni, in tutte le parti del mondo, in tutte
le epoche. BDL lo spiega bene riferendoci la letteratura specifica, da Frazer a Lévi-Strauss a Mircea
Eliade.
Fuoco è arcaico e PRIMARIO, NON PRIMITIVO, MA PRIMARIO NEL SENSO DI VIVENTE, un pezzo di
NATURA libera con il quale i carbonai dialogano, intra-agiscono nel linguaggio del New
Materialism, secondo cui soggetti completamente differenti (umani-fuoco) agiscono tra di loro per
domesticarlo e guidarlo a produrre il carbone. Anche il fuoco FA COSE.
NEL lavoro di BDL si capisce che è il pojat il grande cuore del lavoro dei carbonai, il centro delle
loro attenzioni, il grande gigante da maneggiare, pericoloso, si può caderci dentro, può iniziare a
fare la giostra, a ruotare su se stesso e autodistruggersi interamente, può bruciare solo a pezzi,
vanificando così il lavoro di mesi e il guadagno di una stagione.
La carbonaia è interpretata come una persona, un grande gigante appunto:
Braciere à cuore
Camino à bocca
Base à piedi
Punta à testa
Terra à camicia
il fuoco stesso compie molte azioni condivise con gli umani: si anima, respira, muore, si arrampica ,
va su va giù, si allarga, si cucina, torna fuori, dentro e fuori, resta indietro, avanza, scappa, fa
diventare matti. Quindi bisogna darghe da magnar, imbocarlo, dargli da bere, rincurarlo, starghe
drio, prugarlo, coprirlo.
Sono pagine bellissime del libro di Barbara, queste!
Qui BDL ha toccato con mano e con parole, uno dei centri nevralgici dell’ominazione, del farsi
uomo degli umani, nel lungo periodo dalla preistoria a oggi, dal fuoco al vapore alle armi,
all’energia atomica.
Qui si vedono gli uomini nel momento in cui hanno imparato a dominare il fuoco, non però nel
senso di DOMINARE – COMANDARE- IMPORRE, ma nel senso di “agire con”, di guidare, di farsi
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insegnare dal fuoco ciò di cui ha bisogno per poter produrre carbone buono, azzurro e argenteo,
con le forme intatte e non spezzate, carbone che contenga i segni della legna ancora impressi
tanto che vi si può riconosce da quale tipo di albero sia stato prodotto. Questi erano i segni del
lavoro “ben fatto” come direbbe Giulio Angioni, antropologo sardo che tanto ha ispirato BDL.
BDL con la sua ricerca sul campo si è conquistata la fortuna di poter incontrare uomini e donne (le
donne partecipavano a tutte le fasi della lavorazione, escluso solo il lavoro di taglio con l’ascia),
uomini e donne che sono stati gli ultimi a maneggiare il fuoco libero (nel senso di “Fare con le
mani”, e infatti BDL parla spesso dei gesti e delle mani ).
Quelli incontrati da BDL sono stati gli ultimi a maneggiare le cose della più importante
domesticazione compiuta dall’uomo, quella del fuoco, che trasforma completamente l’umanità.
Il libro parla di una cosa che difficilmente le generazioni future potranno più vedere: i gesti, le
persone che sono stati domesticatori di uno strumento potentissimo, arcaico.
Questo privilegio di poter incontrare e conoscere queste “ultime” straordinarie persone è toccato
a Barbara, ma anche a me con le ricerche sulla gente di palude, ai tanti studenti che hanno
lavorato con pescatori, minatori, e tante altre figure che il Prof. Glauco Sanga ci ha insegnato ad
avvicinare e a studiare
Questo è stato il grande insegnamento dell’antropologia e del nostro professore, cui noi siamo
tutti grati, e BDL è stata una specialissima bravissima eccellente sua studentessa .
Con questa riflessione passo la parola al Prof. Sanga e lo invito ad esprimere le sue considerazioni.
…. …..
Invito ora il pubblico a partecipare ai ringraziamenti alle tante persone che nel tempo hanno
collaborato con Barbara e hanno collaborato alla riuscita di questa pubblicazione.
Desidero ringraziare le seguenti persone:
La famiglia estesa di Barbara, che ci ha consentito l’accesso al materiale e permesso questa
pubblicazione; GRAZIE!
Gianfranco Bettega del Settore Ambiente, Territorio e Paesaggio della
Comunità di Primiero (Tonadico, TN) , per essere stato per primo il facilitatore delle ricerche in
montagna e dei nostri rapporti con i Parchi e gli Ecomusei, e per la profondità delle riflessioni
intellettuali con cui ci ha sempre contagiate e incoraggiate, GRAZIE!
Daniela Perco, antropologa e curatrice del Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi per aver dedicato la sala della Biodiversità a Barbara e per la
coordinazione dei nostri primi lavori di ricerca sul campo, a contatto con amministrazioni del
territorio, GRAZIE !
Enrico Vettorazzo del Parco Dolomiti Bellunesi per essere stato il crogiuolo e lo snodo di tante
fatiche di ricerca ed editoriali sulla biodiversità coltivata nel bellunese, GRAZIE;
gli allora Direttori del Parco di Paneveggio e Pale di San Martino (Ettore Sartori) e del Parco
Dolomiti Bellunesi per aver accolto le ricerche di Barbara e averci consentito ricerche etnografiche
e esperienze interdisciplinari che oggi per molti giovani ricercatori sono diventate addirittura un
miraggio, a causa dei continui tagli alla cultura e alla ricerca. Stesso ringraziamento e per le stesse
motivazioni va all'Ecomuseo del Vanoi, per il quale abbiamo realizzato le ricerche antropologiche
sull'acqua, GRAZIE!
Patrizia Pizzolotto, disegnatrice naturalistica, GRAZIE;
Sara Ippolito per aver trascritto integralmente la tesi di Barbara; GRAZIE!
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Luciano Dal Mas per la trascrizione e revisione della bibliografia e del glossario del presente
volume; GRAZIE!
le edizioni Cierre per aver accolto questo volume nella collana Etnografia Veneta curata da Glauco
Sanga, dove si raccolgono contributi scientifici senza rigurgiti identitari. GRAZIE!
Carlo De Poi e il Collettivo Teatro Ricerca per la realizzazione dello spettacolo Fila fila filandera
ispirato alle ricerche di Barbara sulla filanda. GRAZIE!
Un particolare e profondo ringraziamento va al gruppo della Biblioteca Franco Da Re (BFDR) di
Vittorio Veneto, per avermi -in questi dieci anni- aiutata a tenere fede all’impegno della
pubblicazione del libro di Barbara. Senza la loro tenacia, senza la loro lucida lettura delle vicende
sociali e politiche locali e globali, che ha illuminato in questi dieci anni i motivi per cui era
importante che questo libro vedesse la luce, non avrei ancora portato a termine questo compito.
GRAZIE!
Voglio ringraziare ancora il Comitato Parco Cansiglio che lavorerà per le presentazioni di questo
libro, e la Libreria Il Punto di Vittorio Veneto che lavorerà per la sua distribuzione. GRAZIE!
BDL avrebbe ringraziato per primi i suoi interlocutori, i carbonai del Cansiglio. GRAZIE!
Questo libro, che oggi il lettore può avvicinare, è meraviglioso, tanto bello quanto enorme è stata
la fatica non tanto intellettuale quanto emotiva che è costato portarlo alla luce a causa dell’
altrettanto enorme gravità della perdita della compagna di ricerche e di vita Barbara.
GRAZIE BARBARA
VIVA BARBARA!
Nadia Breda, Fregona (TV), Sala del Centro Sociale, 14 ottobre