Convegno sulla Pedemontana - Treviso 20 - 21 ottobre 2017

CAMBIAMO TUTTO PER NON CAMBIARE PIANETA!

GRANDI OPERE ANTIECONOMICHE E ANTIECOLOGICHE: A CHI SERVONO?


Viviamo nell’era dei megaprogetti, che ormai costituiscono “il più grande boom degli investimenti nella storia umana”: sotto l’egida di una politica sviluppista vengono spese cifre abnormi nel tentativo di forzare la crescita economica; infrastrutture e opere stradali rientrano in questo quadro e hanno un ruolo predominante. Si giustificano dicendo che la crescita del PIL porterà sicuramente benessere per tutti: ma si tratta di una miserabile fabulazione che è stata ampiamente smentita da una vastissima letteratura scientifica internazionale, e perfino a livello istituzionale europeo.
La costruzione dell’autostrada Pedemontana si prefigura come l’ennesimo atto predatorio nei confronti dell’ ecosistema e delle casse regionali e statali, funzionale al profitto di pochi, nel contesto di un sistema clientelare già visto durante la costruzione del Mose e altre grandi opere.


Il progetto della SPV è stato attivato qualificandola abusivamente come Opera Strategica d’Interesse Nazionale, decretando arbitrariamente lo stato di emergenza (che dovrebbe riguardare le grandi calamità), alterando le previsioni dei flussi di traffico, aggirando le procedure ordinarie di valutazione dell’impatto ambientale.
Il progetto era stato concepito come project financing, finanziato principalmente da capitali privati, ma il costruttore (SIS) si è dimostrato inadempiente e incapace di sostenere economicamente il progetto. Quindi la Regione si è impegnata a garantire al costruttore privato un contributo in conto capitale fino a circa 915 milioni di euro su un costo di costruzione previsto di 2,25 miliardi, e a fornire un canone mensile per i prossimi 39 anni il cui importo complessivo arriva a 12,1 miliardi in favore del costruttore!
In pratica l’azienda ottiene profitti sicuri e non rischia nulla, mentre il rischio d’impresa ricade unicamente sulla Regione, cioè sui cittadini veneti, il cui futuro è vincolato per 39 anni, con tutti gli oneri e le incertezze a carico, prefigurando un quadro economico insostenibile.
Questo schema nelle linee generali è tipico di molte grandi opere superflue: prive di utilità sociale (o comunque con un bilancio costi-benefici fortemente negativo), servono prioritariamente per canalizzare risorse pubbliche verso le imprese private, garantendo ingenti profitti blindati al di fuori del mercato.
In aggiunta questo modello invasivo di depredazione minaccia anche nel nostro territorio gli ecosistemi che sostengono la rete della vita, con contraccolpi molto pesanti: inquinamento delle falde acquifere ( come nel caso dei Pfas), saccheggio del fiume Piave, consumo di suolo, inquinamento di aria e terra (con l’agricoltura intensiva del prosecco, ma non solo), accelerazione dell’effetto – serra (combustibili fossili e ciclo della carne tra i principali responsabili)… come se non bastasse, in nome di una crescita pretestuosa (ma di fatto sempre più antieconomica ed antiecologica), vorrebbero realizzare nuovi pirogassificatori, espansioni aeroportuali, ulteriori allevamenti, ancora infrastrutture e urbanizzazioni…

Tutto questo si configura come un’aggressione alla rete della vita, risultante da due movimenti convergenti: da una parte le risorse economiche vengono sottratte al settore pubblico in favore del privato (tramite project financing di comodo, sussidi, agevolazioni fiscali), dall’altra i beni comuni come aria, acqua e risorse naturali in genere sono depredati o manomessi, mettendo a rischio la vita delle persone che vivono quei territori (appropriazione di natura a costo zero per le imprese, che inoltre scaricano sulla collettività le cosiddette esternalità negative).
A tutto ciò crediamo sia necessario contrapporre una risposta collettiva, mettendo in connessione tutte quelle esperienze che si sono mobilitate per difendere il territorio da opere inutili.
Proponiamo ai cittadini, ai comitati, alle associazioni, due giorni di conferenze e incontri per controinformare, individuare obiettivi comuni, scambiare idee ed esperienze per salvaguardare la nostra Terra, il nostro territorio e i suoi abitanti.

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